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La tv che offende le donne

16 febbraio 2012
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«Come donna qualche volta mi sono sentita offesa» dai programmi televisivi. «In quel caso la cosa migliore è cambiare canale o spegnere del tutto che è più salutare» Elsa  Fornero ministra del Lavoro e delle pari opportunità.

Forse Fornero non pensava a Sanremo – da quando è ministra non guarda la tv – eppure anch’io che non guardo Sanremo da tempo, quest’anno per scelta deliberata proprio per boicottare una trasmissione sessista, mi ritrovo le pagine dei giornali piene di non notizie sulle donne del festival, meglio di pettegolezzi sul loro abbigliamento. Anche i giornalisti fanno la loro sporca parte.

Nel gubbio

16 febbraio 2012
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credits: Cinzia Poli – 16.02.2012

Gubbio: anche in questo caso Tutti sapevano, nessuno parlava?

Giorni d’inverno

7 febbraio 2012

 

 

Albo-nigro signanda lapillo

7 febbraio 2012

Formidabile incipit di Guido Ceronetti. Segna di nero i giorni bianchi della neve rinchiuso in casa in un paese dell’Appennino.

Il contrasto bianco-nero è la crifra del nostro Paese. Sempre sospesi fra orrore e folklore, fra farsa e tragedia, mai quei toni da mezz’ombra della normalità. Un’ondata di maltempo molto annunciata mette in ginocchio la capitale, la neve blocca la dorsale appenninica e la costa adriatica, il gelo non fa distinzioni geografiche e per venerdì si attende nuovo vento freddo siberiano. E così ancora una volta la cattiva gestione amministrativa si alterna agli episodi di generosità e senso civico,  l’altalena fra bianco e nero.

Persino ministri e ministre, da  tecnici che sono, non si sottraggono ed oscillano anch’essi incerti fra la sobrietà del tecnico e la battuta del politico. Battute non casuali che affrontano la cruciale questione del lavoro per i giovani e le implicazioni sociologiche che ne derivano con troppa semplificazione e leggerezza, perdendo di vista la complessità del tema. Come se tutto il mondo del lavoro giovanile fosse riducibile all’affrancamento dalla noia da posto fisso ed alla saudade per le comodità che la vicinanza dei genitori comporta, che pure ci sono o ci sono state, ma che non sono certo la cifra che ci restituiscono i dati correnti della disoccupazione e povertà crescente delle famiglie.

Perché pure questi tecnici li vorrei capire: anche loro hanno la visuale corta, la stessa attenzione all’immanenza dei politici di lungo corso anche se dichiarano che a loro non importa l’efficacia della comunicazione perché non hanno bisogno di consenso. Eppure anche loro degli squilibri dovrebbero preoccuparsi: se tutti i giovani di buona volontà emigrano, le loro aree di origine -che troppo spesso stanno ancora al Sud – si impoveriscono di talenti ed energie giovani, senza contare che,  se vanno all’estero, si perde l’investimento che lo Stato fa nella loro istruzione. Non è solo lo spread dei Bund tedeschi che dovrebbe preoccuparli, ma l’aumento delle differenze, il divario crescente fra la buona e la cattiva o assente occupazione, fra l’urbanesimo massivo e lo spopolamento dei piccoli centri, fra l’alta velocità ed i treni dei pendolari che non hanno più neppure le carrozze letto.

I lupi sono tornati in paese, viaggiare è di nuovo un’avventura, di lavoro si torna a parlare come ai tempi del Capitale.

Nigro signanda lapillo, segnateveli questi giorni bianchi.

Milano, un paese normale.

6 febbraio 2012

Piazza Meda a Milano, ore 23.00: all’uscita dalle prove aperte della Filamornica della Scala incrocio un signore seduto sotto i portici che con tre ombrelli aveva costruito un riparo di fortuna. Non faccio neppure in tempo a comporre il numero che l’amministrazione ha predisposto per l’emergenza freddo (lo ricordo 02.88465001/2) che c’è una squadra della Croce Crossa, evidentemente già allertata. Tre ragazze arrivano con generi di conforto e portano il signore in un centro di accoglienza.

Le strade sono pulite, sui marciapiedi neppure un filo di ghiaccio, nonostante le temperature abbondatemente sotto zero.

Siamo in pieno centro città, è vero, ma dopo le immagini e le vicende romane è così rassicurante sapere che c’è anche un Paese normale. Che se nevica si attrezza (d’inverno può succedere, anche nel paese del sole) per far fronte alla situazione  e pensa anche a chi un tetto per dormire non ce l’ha.

A risaputa

3 febbraio 2012
c’era pure la guerra nel partito: Il Pd: di lui non ci siamo mai fidati

Un anno e mezzo fa era stato protagonista di una bufera all’interno del Pd, di una vera e propria guerra combattuta a suon di tessere, ricorsi e carte bollate.

Dei circa cinquemila iscritti al partito, ben 1.800 erano nuovi tesserati, quasi tutti vicini a Lusi, con 15 circoli di nuova costituzione su 65 totali. Al centro della diatriba l’elezione del segretario provinciale. La commissione regionale per il Congresso, aveva sospeso l’elezione perché la Commissione di garanzia regionale aveva deciso di estromettere dalle votazioni tutti i nuovi iscritti a partire dal 21 luglio 2009 poiché non autorizzati dalla direzione del Partito.

… dall’intervista di Michele Fina, ex segretario del Pd de L’Aquila

Fina, ma queste cose lei le ha viste?
«Viste e fatte notare a chi aveva responsabilità politiche ed organizzative di livello superiore. Noi ci siamo battuti contro Lusi sul territorio per anni. E’ stato un confronto-scontro spesso leale, qualche volta sleale, che abbiamo sempre condotto in assoluta solitudine. Coloro che potevano vigilare ed approfondire hanno avuto un atteggiamento pilatesco ed oggi dovrebbero usare parole un po’ meno veementi e se possibile anche un pizzico di autocritica»


Lei ha detto che Rutelli partecipava alle iniziative elettorali di Lusi, che molte cose erano sotto gli occhi di tutti. Pensa che l’ex leader della Margherita dovrebbe ritirarsi dalla vita politica?
«Guardi, io ho svolto il compito di segretario locale per tanti anni e se il mio tesoriere avesse fatto qualche sciocchezza ne avrei risposto personalmente. Altro che parte lesa! Lusi, prendendo su di sé tutte le responsabilità, è stato più dignitoso.
. La domanda è: un leader che non sa scegliere il proprio tesoriere può dare assicurazioni sulla sua capacità di governare un Paese?»

Candidature

3 febbraio 2012
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All’insaputa

2 febbraio 2012
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Tutto accade all’insaputa. Di tutti, dei responsabili, di chi deve controllare e persino di noi che vorremmo sapere che fine fanno i soldi pubblici dei rimborsi elettorali.

Pisa: a ciascuno la sua Ikea

1 febbraio 2012

Accade che il presidente della Commissione Europea riporti il caso di un’azienda che impiega sei anni per ottenere il permesso per un nuovo punto vendita in un lembo di provincia toscana. Evidentemente Mikael Ohlsson, presidente e amministratore delegato di Ikea, deve essersi molto lamentato direttamente con Manoel Barroso di quei riottosi abitanti di Vecchiano che lo hanno costretto ad abbandonare il progetto di un mega insediamento sul loro territorio (400.000 mq) alle porte del parco di San Rossore (svincolo tra autostrada tirrenica e Firenze-Mare), ove il punto vendita Ikea era solo una parte della trasformazione immobiliare dell’area. Ma Barroso, invece che stigmatizzare i ritardi, dovrebbe render conto dei legami così stretti dimostrati fra un soggetto privato ed uno istituzionale.

Veniamo all’Ikea. Al diniego vecchianese ha posto rimedio il presidente della Toscana, Enrico Rossi  (“Su Pisa – ha detto Mikael Ohlsson – abbiamo trovato una soluzione alternativa grazie all’intervento del presidente della Regione Toscana e l’investimento si farà”) che evidentemente ha convinto il sindaco di Pisa e la sua giunta a concedere (8.11.2011) una variante di destinazione d’uso per l’area del parco urbano di Porta a mare. Le procedure per la verifica di compatibilità sono state deliberate  il 29.12.2011 e, al momento, non contengono analisi relative al danno ambientale di breve e lungo periodo, né ai costi che l’amministrazione comunale dovrà affrontare per ridisegnare le infrastrutture stradali di collegamento.

Nell’analisi dell’impatto socio-economico dell’apertura di un punto vendita Ikea si ricava che ci sarà una ricaduta occupazionale di 77,5 addetti (147,5 se si somma anche l’indotto) a fronte di numerosi ed onerosi interventi pubblici: una rotatoria per l’Ikea, una corsia specializzata in via Gargalone allo svincolo della superstrada, la riqualificazione dell’intersezione Aurelia-Darsena, l’adeguamento della corsia di accelerazione alla usci-ta Fi-Pi-Li per Livorno e altre sei rotatorie fra il ponte a Piglieri, via Livornese e via Moro, in via Andrea Pisano, in viale delle Cascine, al Ponte del Cep, fra via Livornese e via Pertini (vedi articolo di Candida Virgone, Il Tirreno, 04.01.2012).

Il Piano particolareggiato del parco urbano di  Porta a mare e dell’area per insediamenti per la cantieristica da diporto ed attività complementari, curato dal committente, evidenzia che la Valutazione d’Incidenza Ecologica viene esclusa per la variante di piano necessaria alla costruzione del punto vendita, così come non era prevista per Piano Attuativo originale. Elemento che la dice lunga sulla superficialità, inadeguatezza e persino indifferenza da parte degli enti locali per la pianificazione urbanistica e territoriale.

Quindi, nel giro di un anno i colori blu e giallo, simbolo dei capannoni Ikea e presi a prestito dalla bandiera svedese, saranno anche a Pisa. Un tempo, fine degli anni ’90, si trovavano solo alla periferia industriale delle grandi città del Nord, Torino e Milano, poi si sono diffusi in tutt’Italia, segno di un florido mercato in espansione anche nel nostro paese. Una formula vincente: design accattivante dei prodotti, riduzione all’osso dei costi delle materie prime, eliminazione della mediazione cliente/fornitore, alcuni accorgimenti di marketing aziendale legati al risparmio energetico ed alla compatibilità ambientale, sensibilità verso target mirati, ad esempio i bambini e pure i gay (ricordate la pubblicità: siamo aperti a tutte le famiglie?). Andare all’Ikea diventa un modo per passare il tempo, ci trovi il ristorante, il bar, lo spazio per far giocare i bambini e all’uscita pure i volontari delle ONG per qualche buona causa. Come gli outlet, segnano una precisa evoluzione sociologica: “la possibilità di attirare clienti fino ad elevate distanze deriva dal fatto che la visita ad un factory outlet è anche percepita come un modo per trascorrere una giornata, che spesso si conclude con acquisti non programmati”, scrive uno studio della Bocconi (Evoluzione della distribuzione commerciale: il factory outlet, Dedalo 2-2003). Giuseppe Genna (Dies Irae, Rizzoli 2006, pp. 574-576) in toni più crudi esprime la stessa idea: Rendere irrinunciabile ciò che può essere rinunciabile: sono le due cifre segrete imposte a chi deve uscire dal labirinto e a chi deve comprare. 

Per questo limitare lo studio degli effetti indotti dal nuovo punto vendita IKEA ai soli impatti sul sistema della mobilità urbana o su quello economico è davvero miope. Le relazioni fra territorio e società coinvolgono aspetti più profondi che vanno dalle modifiche ambientali – spesso irrimedibili – alla mutazione dei comportamenti collettivi, anch’essi non sempre indizio di evoluzione culturale, quanto figli di dinaniche indotte dall’eccessivo consumismo. Fare presto, eliminare pianificazione e controlli, specie in tempi di crisi economica, è il refrain costante; non si riflette abbastanza che non avere la misura – nel tempo – del consumo del territorio in termini di danni all’ambiente, alla salute ed al tessuto socio-culturale è un “crimine contro la società e non semplicemente una inadeguatezza del sistema pubblico“, come scrive Lilli Prina.

A ciascuno la sua Ikea, anche per Pisa. A meno di un modo diverso di intedere sviluppo e crescita.

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Tesoriere, la parola del giorno

1 febbraio 2012

Non sembra. Luigi Lusi, senatore Pd e tesoriere della fondazione che gestiva i fondi della Margherita, ha ammesso di aver sottratto 13 (tredici!) milioni di euro ed è già pronto ad una transazione riparatrice di cinque milioni. Lusi, insomma, è disposto a portare la croce, ma senza cantare, perché sa bene che in tanti hanno chiuso gli occhi.

Si scopre infatti che, già nel giugno dello scorso anno, Arturo Parisi aveva segnalato, in seno all’Assemblea federale chiamata ad approvare il bilancio, “opacità di bilancio che imponevano risposte dettagliate”. “Ricordo voci in uscita per milioni di euro – dice Parisi – giustificate come “attività di partito”. Peccato che la Margherita non esisteva più da 4 anni”. E si scopre anche che l’”organismo di verifica” chiamato a una revisione su quelle opacità (ne facevano parte tra gli altri Rosy Bindi, Dario Franceschini, Beppe Fioroni, Enrico Letta) trovò il modo di non riunirsi mai. Carlo Bonini, Repubblica, 1 febbraio 2012

E infatti ieri sera a Ballarò un ormai livido Enrico Letta all’intervento di Maurizio Crozza nulla ha saputo replicare. Non una parola che riuscisse a spiegare come mai nessuno si fosse accorto dell’ammanco milionario. Un bilancio farlocco, pieno di rimborsi elettorali per un partito che non esiste più. Eppure nella Margherita il Comitato Federale di Tesoreria, per statuto, deve svolgere funzioni di indirizzo e controllo sulle politiche di bilancio, mentre i revisori dei conti devono esprimere il parere sul bilancio e sul conto consuntivo; controllare la regolarità dell’amministrazione e della gestione del patrimonio; formulare eventuali rilievi agli organi competenti. Chi erano i tre revisori e dov’erano?

Lusi è un senatore eletto nel Pd, partito formatosi dalla fusione – più o meno fredda – di Dl-Margherita e Ds, i cui patrimoni originari  sono stati affidati a fondazioni per evitare problemi di con-divisione economica. Il Pd ha chiesto le dimissioni di Lusi,  la riunione urgente della Commissione nazionale di Garanzia si riunirà presto per valutare la vicenda.

Allora, premesso che i soldi dei rimborsi elettorali sono di tutti noi e che la loro gestione per questo motivo deve essere trasparente e che è pura follia che tali rimborsi siano dovuti anche a partiti che non esistono più, sarebbe ora davvero il caso che i bilanci dei partiti venissero sottoposti ad un serio regime di controllo. Non basta la nota della società di revisione sul rendiconto di bilancio, occorre che siano completamente ripensate le forme legate a chi gestisce l’amministrazione finanziaria di un partito. Il solo tesoriere evidentemente non basta, occorre far riferimento a forme più evolute di gestione amministrativa, a sistemi plurali di gestione e controllo dei bilanci. Ed è il caso che di questa esigenza si facciano interpreti subito quei partiti che ambiscono a tornare a governare il nostro paese. Partito democratico in primo luogo.

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