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I miei libri li mando a Lampedusa

08/01/2013

 

liberi_libriA Lampadusa non ci sono librerie. Giusi Nicolini, Sindaca di Lampedusa ha lanciato un appello affinché sull’isola arrivino libri:

 “Lampedusa non ha una biblioteca e neppure un negozio dove poter acquistare libri” ha detto. “Voi ci vivreste mai in una città dove non è possibile comprare dei libri? Io non credo! Quindi se in giro per casa avete libri, di qualsiasi genere, che non leggete o avete già letto e di cui volete sbarazzarvi, aderite all’iniziativa”.

Ho deciso, a Lampedusa manderò anche i libri che mi stanno più a cuore, quelli che amo, perché Lampedusa ci riguarda, non è l’ultimo lembo d’Italia, è il primo, quello che deve essere un approdo di civiltà. E senza libri non c’è cultura, né civiltà.

I libri vanno indirizzati direttamente a:

Giusi Nicolini, sindaca

Donazione dei libri per la prossima apertura della Biblioteca Ibby di Lampedusa

Via Cameroni,  Lampedusa 92010.

a cosa serve la doppia lettura: a cancellare gli orrori del decreto del fare

08/01/2013

art41_c4Il diavolo, si sa, sta nei dettagli. Così accade che nel decreto del “fare”, n. 69 del 21 giugno 2013, approvato alla Camera il 26 luglio, l’articolo 41 sotto l’invitante titolo Disposizioni in materia ambientale, al comma 4 la solita manina è intervenuta modificandone sostanzialmente gli effetti della normativa.

Emanuele Montini, avvocato urbanista, Consigliere direttivo di Italia Nostra Roma, ha scoperto che  alla precedente  norma che classificava come “interventi di nuova costruzione” anche “prefabbricati, roulottes, campers, case mobili, imbarcazioni” (…) “che non siano diretti a soddisfare esigenze meramente temporanee” (4), il nuovo decreto aggiunge «ancorché siano posizionati, con temporaneo ancoraggio al suolo, all’interno di strutture ricettive all’aperto, in conformità alla normativa regionale di  settore, per la sosta ed il soggiorno di turisti.». E che nel passaggio alla Camera, la parola “posizionati” è stata addirittura  sostituita da “installati“.

Il tema è presto detto: le case mobili o “mobil house” si potranno realizzare senza più la necessità del permesso di costruire. Questa disposizione non viene neanche integrata con disposizioni limitative in ordine alle dimensioni e ai materiali, cosicchè potremmo trovarci palazzine viola costruite a pochi metri dalla costa. Già perché, ed è qui una ulteriore assurdità di questa disposizione, queste case-palazzine mobili potranno essere realizzate all’interno delle strutture ricettive all’aperto (i campeggi, per intenderci) e ben sappiamo che i campeggi hanno la caratteristica di essere posizionati proprio nei punti più suggestivi del nostro Paese, lì dove la speculazione edilizia, fino ad ora, aveva avuto più difficoltà ad entrare. Questo grimaldello permette di mettere le mani su queste zone e di decretare la fine dei campeggi come li abbiamo sempre immaginati. Infatti quale sarà il gestore di campeggi che deciderà, avendone ora la possibilità, di dedicare alle tende le aree per la sosta anziché a dei suggestivi chalet dove alloggiare i propri clienti? Quale gestore non correrà subito a ordinare le sue casette prefabbricate nella prospettiva di affittarle a decine di euro al giorno contro la possibilità di fare qualche misero euro per l’utilizzo delle piazzole per tende?

Chi sarà al Senato che si prenderà a cuore di far saltare la modifica proposta?

Ecco a cosa serve la doppia lettura, ad eliminare queste forzature delle norme che puzzano tanto di interessi in gioco.

Dell’intervista a De Gregori

07/31/2013

l’unica cosa che condivido è quel “non pretendete di rappresentarmi“.

Per il resto, se fosse coerente dovrebbe smettere di fare i suoi spettacoli, a pagamento, alle feste dell’Unità.

“Governo prosegua, ma va ridata credibilità a istituzioni”

07/18/2013
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“La segreteria nazionale del Partito Democratico si è riunita oggi pomeriggio con i due capigruppo della Camera e del Senato per fare il punto sul caso Shalabayeva.
Nel corso del dibattito la segreteria ha convenuto che il governo deve proseguire nell’opera di risanamento e per dare le risposte di cui il Paese ha bisogno di fronte alla crisi più dura della sua storia.

In ragione di questa scelta non potranno essere votate le mozioni delle opposizioni contro il governo, perché ne determinerebbero la caduta, mettendo il Paese in difficoltà in una fase delicatissima anche dal punto di vista dei mercati finanziari.
Resta tuttavia aperto secondo la segreteria nazionale del Pd il problema di come ridare credibilità alle istituzioni che sovraintendono a problemi di grande delicatezza sul piano interno e internazionale”.

Dunque ci sono istituzioni non più credibili, ma le si appoggia lo stesso, perché sfiduciare Alfano significa far cadere il governo. E’ il Pd il vero suggello, la chiave di volta che regge questa creatura figlia di un accordo pattizio fra due partiti sconfitti dalle elezioni e contrario alla volontà dell’elettorato. E non c’è neppure l’accenno a come ridare credibilità alle istituzioni, tipo un impegno a modificare la legge elettorale entro un termine temporale definito. L’inutile pantomima in fondo rende sempre più evidente che le componenti di governo si somigliano molto di più di quanto dovrebbero invece distinguersi.

Il silenzio di Napolitano

07/17/2013

Sinora non ci aveva mai fatto mancate le sue esternazioni. Ora che, grazie alla vicenda della  cattura e del rimpatrio forzato di Alma Shalabayeva e sua figlia, abbiamo dimostrato di essere un paese a sovranità limitata, che fa favori al presidente kazako Nazarbayev consegnandogli praticamente in ostaggio/omaggio la moglie e la figlia del suo principale antagonista politico Mukhtar Ablyazov, il quale vive in esilio a Londra ma pare fosse proprio nella villa di Casalpalocco nei giorni precedenti l’incursione, tace. Tace su un ministro dell’interno e vice primo ministro che non sapeva nulla di un’operazione di sequestro che ha visto impegnante forze di polizia e servizi segreti in gran spolvero, tace su una ministra degli esteri, già paladina dei diritti umani che, pur dichiarando di conoscere la vicenda da un mese, convoca solo ora l’ambasciatore kazako per chiarimenti, pardon l’incaricato d’affari, perché nel frattempo l’ambasciatore chissà dov’è.

Eppure le responsabilità politiche di questo affare kazako che puzza (anche di petrolio, visti i pesanti interessi dell’Eni in questo paese) dei due ministri ci sono tutte per i tratti omissivi del loro comportamento. Ma le dimissioni di Alfano e Bonino si portano con sé la caduta del governo, il giocattolo costruito in primo luogo da Napolitano. Che tace. Il giocattolo è rotto, anzi le jeux son fait, rien ne va plus.

l’acqua di Cernusco: quello che non sappiamo (ancora)

07/09/2013

Finalmente dopo infinite sollecitazioni lo scorso aprile Amiacque, il gestore del servizio idrico, ha comunicato al comune di Cernusco i dati sulla qualità dell’acqua dei pozzi per il 2011 e 2012, che li ha pubblicati insieme a quelli forniti nella relazione annuale del 2011 della ASL.

La scorsa settimana invece è stata inserita sul sito del comune una relazione di AmiAcque sulla situazione dell’acqua potabile a Cernusco, a firma Calori A., Barilli L.

Si tratta di un documento che fornisce nella prima parte alcuni elementi utili a comprendere meglio i parametri indicatori dell’acquedotto di Cernusco esposti successivamente con maggior dettaglio.

I dati presentati sembrano riferiti al 2012 (PARAMETRI ANALIZZATI: 9.262, CAMPIONI PRELEVATI: 371), ma il riferimento ai consumi idrici della città viene attribuito ad una popolazione di 29.015 abitanti, numero ormai superato da almeno tre anni. Nella precedente relazione (non più disponibile in rete sul sito del comune) datata al 2007 il numero di abitanti era già 29.340. In ogni caso il consumo idrico di Cernusco per abitante al giorno per il 2012 è spaventoso: 247 litri se si considerano solo gli usi civili, quando la media nazionale è di 175,4 litri per abitante al giorno (rif. Istat consumo di acqua potabile per usi domestici). Nel 2007 erano 237 l/ab/giorno, un incremento di quasi il 6% in cinque anni.

Cernusco è quindi una città sprecona, in controtendenza rispetto al comportamento medio dei cittadini italiani da dieci anni a questa parte che hanno cominciato a prestare maggiore attenzione all’utilizzo della risorsa idrica riducendo i consumi di acqua.

Nella relazione Amiacque si rileva che a Cernusco (nel 2012?) ci sono:

14 pozzi (profondità m 60 200)

• 8 impianti di potabilizzazione a GAC
• 1 impianto a ossidazione e filtrazione
• 1 impianto ad osmosi inversa

1 serbatoio 350 mc

95.3 Km di rete idrica

Dati che non concordano con la relazione geologica a corredo del PGT (C. Leoni – 2009) nella quale si legge:

All’interno del territorio comunale sono presenti 16 pozzi pubblici di captazione per l’acqua potabile collegati all’acquedotto comunale dei quali, alla data odierna, 2 (pozzi di Via Manzoni) sono cementati e 3 (pozzi 2 di via Verdi e 1 di via Rieti) in disuso.

Da cui si rileva che i pozzi in esercizio sarebbero 11 (o 13 se per S. Giovanni e Ronco ne vengono considerati due).

elenco_pozzi

Nella relazione Amiacque i pozzi dichiarati “fermi” a causa dell’eccesso di cromo e manganese sono due (Torriani 007 e 013), mentre i due pozzi Verdi (004 e 005) sono inseriti fra quelli attivi. Nella relazione del 2007 i pozzi chiusi erano tre: Torriani 007 e Ronco 179 per cromo, Torriani 013 per manganese. Quindi fra il 2007 ed il 2012 il pozzo Ronco è tornato in esercizio, come risulta anche dalla lista della relazione geologica, ma rimane un dato di incertezza sul numero complessivo di pozzi in esercizio.

Nella relazione geologica i pozzi Verdi 004 e 005 sono indicati in disuso, ma devono essere tornati in esercizio perché ne vengono riportati i dati sia nella tabella di riepilogo del monitoraggio AMIacque 2012 (sia pur non distinti fra i valori dei due pozzi), che nella relazione annuale della ASL per il Verdi 004.

Dii particolare significato è il pozzo Don Sturzo 009 (indicato anche come Melghera), oggetto di monitoraggio da parte della ASL per gli elevati valori di Cromo (40 microgrammi/l). Anche dalle analisi Amiacque si evince che il trattamento per osmosi inversa riduce di poco la concentrazione di tale elemento.

E’ stato finalmente inserito il riferimento all’etichetta dell’acqua di Cernusco, vale a dire quell’etichetta che riassume le caratteristiche principali dell’acqua di ciascun comune servito da Amiacque, ma non è un link diretto, tant’è vero che è fermo al gennaio 2013, mentre è disponibile il link aggiornato a maggio 2013, nel quale sono stati inseriti anche altri indicatori (manganese, arsenico, ione bicarbonato, cloro residuo, conducibilità).

Siamo così ancora molto lontani da un’informazione puntuale sulla qualità dell’acqua per ciascun pozzo di Cernusco. I dati che arrivano da Amiacque vengono rielaborati da parte del comune e poi pubblicati, ma una vera informazione dovrebbe prevedere tempi certi di invio dei dati e la loro esposizione puntuale.

E’ così sempre più necessario il protocollo per l’acqua, quella carta d’intenti proposta dal comitato Bene Comune Cernusco fra amministrazione, gestore del servizio e cittadini, volta a realizzare una corretta informazione sulla qualità dell’acqua e buone pratiche per la sua tutela e conservazione.

La proposta di delibera è stata presentata dal comitato BeCoCe quasi due mesi fa ed è rimasta sinora inevasa. I tempi di risposta sono degli indicatori efficaci di qualità e sensibilità ed in questo caso parlano da soli.

il popolo unito #vemprarua

06/21/2013

o povoIl popolo unito non ha bisogno di partito.

Il XXI secolo aggiorna gli slogan.

 

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