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Il malessere della città

Speculazione immobiliare: destino inevitabile delle nostre città?

La domanda rimane inevasa, o meglio, è lasciata alla cultura dei suoi amministratori, secondo il quadro che emerge dal dibattito organizzato da Vivere Cernusco il 10 marzo cui hanno partecipato Eugenio Comincini sindaco di Cernusco, Giordano Marchetti, assessore alla gestione del territorio, l’urbanista Antonio Longo e Mario De Gaspari autore del libro“ll malessere della città” da cui vuol prendere lo spunto il dibattito.

Perché gli amministratori sono insieme vittime e complici, secondo Eugenio Cominicini: per aumentare gli introiti necessari a coprire le necessità di bilanci cui arrivano sempre meno finanziamenti, ricorrono a coniare mattoni al posto della moneta. L’urbanistica è così diventata una forma di finanziamento per i comuni e gli amministratori si trovano serrati fra il problema di far quadrare il bilancio e la necessità di una visione di più lungo respiro.

Giordano Marchetti sottolinea che i progetti man mano approvati si portino dietro la necessità di pianificare i servizi necessari.

Ma è Antonio Longo a ricordare che è possibile consumare suolo perché esiste un problema culturale legato al fatto che si consuma suolo e non ci se ne accorge: i cittadini i politici hanno facile gioco perché in molte città si è perso il contatto con la realtà delle cose. Occorre un esercizio di presa di coscienza, informare delle conseguenze dell’uso del suolo. Longo cita “Urbanistica e austerità” di Giuseppe Campos Venuti, l’urbanista e assessore nella Bologna del sindaco Dozza, auspicando una diversa impostazione del modello di sviluppo delle città. Erano gli anni della questione morale, ieri come oggi, servirebbe austerità. Dice chiaramente che Cernusco non ha ambiti di espansione, solo di completamento, disegnandone i margini, la viabilità ed i servizi.

“La terra è un buon investimento: non se ne produce più”: la battuta dell’umorista Will Rogers, ispira il saggio Mario De Gaspari incentrato sulla commistione, non sempre virtuosa, tra amministratori pubblici e imprenditori. “Il malessere della città” non è un libro di denuncia, anche se parte da un episodio concreto. La crisi ha dimostrato che urbanistica ed economia possono parlare un linguaggio comune dentro lo slogan “costruire meno” perché lo sviluppo economico fondato sul solo sviluppo immobiliare si è dimostrato fragile. Ma si tratta di politiche difficili, per le quali c’è bisogno del consenso e dell’aiuto dei cittadini. Una città può rimanere equilibrata fra amministrazione e cittadini, un’amministrazione può non vendere il territorio, dipende dalla sua cultura e dalla capacità di far crescere una narrazione di sé e dei suoi abitanti verso il futuro. De Gaspari chiude ricordando lo studio di Vittorio Moioli sulla Martesana, che auspicava un governo unitario e poliarchico della zona dell’Est Milano, perché solo il superamento delle visioni e degli interessi locali può restituire il senso complessivo del territorio.

Jasmine La Morgia – 17.03.2010

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  1. Carmine Curcio permalink
    11/09/2011 11:52

    A proposito del malessere urbano vedi anche: youtube della mostra al teatro petruzzelli dell’artista scomparsa Alba Amoruso.

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