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a cosa serve la doppia lettura: a cancellare gli orrori del decreto del fare

08/01/2013

art41_c4Il diavolo, si sa, sta nei dettagli. Così accade che nel decreto del “fare”, n. 69 del 21 giugno 2013, approvato alla Camera il 26 luglio, l’articolo 41 sotto l’invitante titolo Disposizioni in materia ambientale, al comma 4 la solita manina è intervenuta modificandone sostanzialmente gli effetti della normativa.

Emanuele Montini, avvocato urbanista, Consigliere direttivo di Italia Nostra Roma, ha scoperto che  alla precedente  norma che classificava come “interventi di nuova costruzione” anche “prefabbricati, roulottes, campers, case mobili, imbarcazioni” (…) “che non siano diretti a soddisfare esigenze meramente temporanee” (4), il nuovo decreto aggiunge «ancorché siano posizionati, con temporaneo ancoraggio al suolo, all’interno di strutture ricettive all’aperto, in conformità alla normativa regionale di  settore, per la sosta ed il soggiorno di turisti.». E che nel passaggio alla Camera, la parola “posizionati” è stata addirittura  sostituita da “installati“.

Il tema è presto detto: le case mobili o “mobil house” si potranno realizzare senza più la necessità del permesso di costruire. Questa disposizione non viene neanche integrata con disposizioni limitative in ordine alle dimensioni e ai materiali, cosicchè potremmo trovarci palazzine viola costruite a pochi metri dalla costa. Già perché, ed è qui una ulteriore assurdità di questa disposizione, queste case-palazzine mobili potranno essere realizzate all’interno delle strutture ricettive all’aperto (i campeggi, per intenderci) e ben sappiamo che i campeggi hanno la caratteristica di essere posizionati proprio nei punti più suggestivi del nostro Paese, lì dove la speculazione edilizia, fino ad ora, aveva avuto più difficoltà ad entrare. Questo grimaldello permette di mettere le mani su queste zone e di decretare la fine dei campeggi come li abbiamo sempre immaginati. Infatti quale sarà il gestore di campeggi che deciderà, avendone ora la possibilità, di dedicare alle tende le aree per la sosta anziché a dei suggestivi chalet dove alloggiare i propri clienti? Quale gestore non correrà subito a ordinare le sue casette prefabbricate nella prospettiva di affittarle a decine di euro al giorno contro la possibilità di fare qualche misero euro per l’utilizzo delle piazzole per tende?

Chi sarà al Senato che si prenderà a cuore di far saltare la modifica proposta?

Ecco a cosa serve la doppia lettura, ad eliminare queste forzature delle norme che puzzano tanto di interessi in gioco.

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