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morti di emigrazione

10/01/2013

Sulla spiaggia di Scicli i cadaveri allineati dei migranti, questa volta eritrei ma sono tanti i paesi da cui fuggono per cercare un po’ di pace dalle guerre e raggiungere i loro familiari che già risiedono in altri paesi.

L’ennesima tragedia dell’emigrazione, il cordoglio del presidente della Repubblica e della presidente della Camera. Ma le parole non serviranno a fermare il flusso delle migrazioni né i prossimi morti.

Si continua a morire di emigrazione. Si fugge da guerra e povertà oggi come ieri. Dovremmo ricordare che proprio ieri eravamo noi a partire dall’Italia per altri paesi in cerca di lavoro e di riscatto dalla povertà e che oggi stiamo tornando a doverci cercare lavoro fuori dal nostro paese. La maggior parte dei migranti non si ferma in Italia, è solo una tappa intermedia per arrivare in altri paesi, non siamo considerati un paese accogliente, ma ingeneroso e pure razzista.

In fondo è vero, non bastano i singoli gesti di generosità che pure riempiono le cronache (la catena umana che salva i naufraghi sulla spiaggia di Pachino, il maresciallo che si getta in acqua e salva numerosi naufraghi che stavano per affogare), le accorate parole di cordoglio non bastano più. Di emigrazione si muore.

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