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Dove abita la buona politica

06/18/2013

premio_buonapolitica
Al sindaco di Cernusco sul Naviglio Eugenio Cominicini è stato attribuito l’11 giugno dal presidente del Consiglio della regione Lombardia Raffaele Cattaneo un “premio per la buona politica” per il “suo impegno per la tutela del territorio comunale e per aver favorito la partecipazione attiva dei cittadini”.
Si tratta di un “riconoscimento” che il presidente del consiglio regionale attribuisce agli amministratori lombardi che si sono distinti per la buona politica del loro governo. La segnalazione delle candidature “avviene esclusivamente tramite i consiglieri regionali” e “tre sono i criteri ai quali [il presidente del consiglio regionale] si ispira nell’attribuire il premio: la sobrietà, l’ascolto, i risultati”, secondo quanto scrive Paolo Micheli, il consigliere del Patto Civico, autore della segnalazione.
Umberto Ambrosoli, che del Patto Civico è stato il candidato presidente, parla invece di “simbolo di buona amministrazione. Ho presentato all’ ufficio di Presidenza, che molto opportunamente ha istituito questa cerimonia, il caso di Comencini come esempio di che cosa si può fare concretamente per ridurre il consumo di suolo, in una delle fasce più devastate dell’ hinterland milanese”. Assimilando dunque la buona amministrazione alla buona politica.

Concetto che nel suo discorso di ringraziamento il sindaco Comincini approfondisce ed esplicita negli esempi concreti costituiti dall’introduzione nel 2011 del Piano di Governo del Territorio, uno strumento di pianificazione urbanistica volto alla riduzione del consumo del suolo rispetto alle devastanti previsioni del precedente PRG e caratterizzato da criteri di attenzione ai temi della densificazione e dalla compensazione ambientale preventiva, che obbliga gli immobiliaristi a cedere al Comune 4 metri quadri di aree verdi per ogni metro quadro di superficie lineare piana realizzata. Di particolare rilievo la scelta – sin dal primo insediamento – della progressiva eliminazione dell’uso degli oneri di urbanizzazione per finanziare la spesa corrente, laddove a livello nazionale è stata in questi giorni confermata la possibilità, per i Comuni, di utilizzare fino al 75% degli introiti derivanti dagli oneri di urbanizzazione per la spesa corrente. Infine l’appello al consiglio regionale per una legge che vincoli il consumo del suolo e la richiesta della compensazione ambientale preventiva.
Proprio questa misura però è uno dei dispositivi previsti dal ddl Realacci che, pur essendo intitolato al “contenimento dell’uso del suolo” dedica al consumo di suolo meno di un terzo del testo dell’articolato, prestando molta più attenzione all’urbanistica contrattata.

Molte critiche ha suscitato la possibilità, al posto del pagamento monetario, della cessione di aree verdi con funzioni di compensazione ecologica. In Germania queste cose si fanno, sulla base di procedure molto rigorose, e sempre come estrema ratio. Come introdotte dal ddl Realacci, di opzione percorribile in prima battuta, un simile istituto prefigura un doppio danno, con il consumo consentito di paesaggio rurale di qualità, in cambio di spazi banali, la cui gestione e destino futuri sono tutta un’incognita.

Il ddl Realacci per il momento è stato accantonato, bollato come “strumento per la mercificazione della città e del territorio”, sostituito da un più ponderato ddl governativo, su cui si baserà la discussione parlamentare. Sarà bene quindi ricordarsene anche in regione e vigilare a Cernusco perché la procedure compensative siano davvero rigorose ed ispirate a garantire l’utilità collettiva.

Si capisce così che la buona politica è una cosa molto complessa, che attiene alla buona amministrazione, ma riguarda anche altri ambiti più generali e preliminari dell’orizzonte democratico che vanno dai diritti alla tutela dei beni comuni. E fra i diritti ci sono l’informazione e la partecipazione alle scelte che riguardano la propria città. Così per dare seguito efficace al riconoscimento di buona politica, tre suggerimenti.

1) Ad un anno dalla riconferma del secondo mandato elettorale uno degli istituti cardine della partecipazione pubblica riconosciuto dallo statuto comunale, il referendum, è di fatto inservibile, perché non si è ancora proceduto a redigerne il regolamento attuativo. Sarebbe significativo darsi da fare perché il consiglio comunale approvi il regolamento necessario a farlo funzionare nel più breve tempo possibile.

2) I buoni risultati in termini di riduzione del consumo del suolo del PGT rispetto al PRG, vanno accompagnati da elementi di valutazione certi.
Il PGT ha ridotto il consumo di suolo previsto dal PRG in relazione agli usi non residenziali, laddove invece la superficie per usi residenziali è aumentata da circa 51.000 mq (pari circa a 153.000 vol mc) a 90.201 mq, sia pur cercando di diluire tale incremento attraverso la densificazione di alcune aree già urbanizzate. A questo riguardo il comune di Cernusco non ha ancora risposto al “censimento del cemento”, proposto dal Forum Salviamo il Paesaggio, nonostante l’impegno preso dal sindaco nell’incontro con il comitato Bene Comune Cernusco il 18 marzo scorso.

3) Infine, ma non ultima, la proposta di deliberazione per una Carta comune di intenti per il Piano per l’acqua, volto alla realizzazione di una serie di azioni positive per stabilire procedure certe di trasmissione dei dati tra il Gestore del servizio idrico e l’Amministrazione, predisporre un’informazione corretta e trasparente nei confronti della cittadinanza, affiancare attività di sensibilizzazione per un uso sicuro e responsabile dell’acqua, realizzare azioni concrete volte alla sua tutela e conservazione.
Insomma, un po’ di compiti per le vacanze.

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  1. 06/19/2013 09:14

    Tutti chiedono dati. Tutti li pretendono. Buon ultimo, ora, l’Amministrazione condominiale che per la legge di riforma, è obbligata raccogliere e gestire il censimento delle unità immobiliari del condominio e gli ennesimi questionari, quando tutto già si sa o si dovrebbe sapere.
    La Pubblica Amministrazione è già in possesso di tutto quanto: peccato che ciascuno vada per suo conto, non senza contare che la ricompilazione manuale (e la trascrizione) comporta sempre ed inevitabilmente errori in aggiunta all’enorme perdita di tempo collettiva, risorsa inquantificabile. E’ l’ennesima incapacità (vergogna) italiana di compiere un passo in avanti mentre se ne fanno due indietro.
    Dunque si chiedono i dati sul cemento. Eppure alla fonte (dati certi) i numeri ci sono e non bisogna annaspare.
    A che serve compilare la scheda ISTAT censuaria decennale, pur con tutte le pinze, se non a quantificare lo stato di fatto?
    A che servono Piani e Programmi urbanistici Generali e Particolari (fase ricognitiva – stato di fatto) e fase propositiva (stato di progetto) se non obbligatoriamente accompagnati da schede e prospetti analitici di tutto? I dati ci sono, ci devono essere e i delta acquisiti.
    Diversamente come si fa a dire che il mio PGT è più verde del tuo?
    A che servono i titoli edilizi singoli, visto che sono obbligatoriamente accompagnati da doppie schede analitiche di tutto?
    A che serve la scheda ISTAT, da depurare della volumetria interrata che non fa capacità ricettiva teorica? C’è da sempre! Già precompilata dal Progettista. Mese per mese, anno per anno. Nemmeno si è capaci di sommare?
    A che serve la scheda Urbanistica coi calcoli plano-volumetrici precisi e specifici da cui si rileva l’esatto dimensionamento dell’intervento singolo? Numeri urbanistici essenziali. A Cernusco c’è dai primi anni ’70: una bella fettona dell’edificato la si conosce! Anche qui vale la stessa conclusione sulle mancate somme. Ma le somme (o le sottrazioni quando ci sono demolizioni) si vogliono fare?
    A mia precisa domanda, in una delle Assemblee di presentazione del PGT, ne chiesi conto al Sindaco. Risposta terribile: “Non posso staccare funzionari per fare di conto”. I dati un optional non un dovere istituzionale. Ma come hanno fatto a fare il PGT che stava per essere adottato senza i dati? Dati che poi si utilizzerebbero (!) per commenti sulle buone pratiche.
    A che serve, almeno per comparazione, la quantità delle superfici paganti la tassa rifiuti e gli incrementi annuali? Qualche deduzione si può ben trarre.
    A che servono le fotogrammetrie periodiche Regionali se non per dimensionare gl’ incrementi sull’uso dei suoli?
    Com’è possibile questa enorme dicotomia, ignoranza, inazione, incapacità di mettere a disposizione l’open data?
    Mi sono battuto e mi batterò sempre per una questione essenziale e di verità.

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