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elezioni regionali – Lombardia: i dati parlano da soli

03/01/2013

elezioni regionali

E’ arrivato il tempo dei bilanci elettorali. Così nel bollettino del Pd lombardo:

Non è andata come avevamo sperato. Ora quindi è il tempo delle riflessioni e delle analisi che ci presentano comunque una Lombardia cambiata.
Dal confronto con le elezioni regionali del 2010 emerge che il Partito Democratico aumenta i suoi voti in termini assoluti di circa 400mila unità, passando da 976mila a 1.369.000mila voti.
La coalizione di centrosinistra, dal 33 per cento del 2010, arriva con Ambrosoli Presidente al 38 per cento. Contemporaneamente a questa tendenza nel centrosinistra, il centrodestra vince, ma perde consensi in termini assoluti: il Pdl perde oltre 450mila voti e la Lega oltre 415mila, compensati in parte della lista Maroni Presidente.
Il centrosinistra è quindi l’unico schieramento in crescita contro la flessione del centrodestra.
Umberto Ambrosoli, al quale va il nostro riconoscimento per l’impegno e la passione in questa campagna elettorale, ha conquistato più voti rispetto ai partiti della coalizione che lo ha sostenuto. La sua lista civica ha dimostrato un chiaro profilo espansivo che rafforza il progetto di un nuovo centrosinistra.
Il PD esce da questa tornata elettorale regionale come il primo partito in tutte le province lombarde, tranne Sondrio, e in tutti i capoluoghi di provincia, a partire da Milano.
Naturalmente il risultato uscito dalle urne, inferiore alle nostre aspettative, ha riconsegnato saldamente la Regione Lombardia nelle mani del centrodestra. Abbiamo perso, ma, per la prima volta dopo moltissimi anni, abbiamo guadagnato terreno e consensi. Non è ancora sufficiente, ma la strada tracciata dal centrosinistra in queste elezioni regionali ha ora un orizzonte più definito.

Questa l’analisi del voto lombardo da parte del Pd. Quello che doveva essere l’Ohio italiano, dare il segno della svolta nazionale, si è trasformato in una disfatta, perché l’elezione di Maroni è una sconfitta, di più, la dimostrazione dell’incapacità di segnare la differenza rispetto ad un modello culturale e politico, ma viene liquidata con un autoassolutorio compiacimento per aver aumentato i voti.

Ambrosoli migliora di 5 punti il risultato di Penati (che però aveva una coalizione ridotta senza Rifondazione Comunista), ma resta 5 punti sotto Sarfatti che aveva ottenuto il 43,6%. Vale a dire che il patrimonio raggiunto da Sarfatti nel 2005 – che per inciso era anch’esso un candidato civico, quindi per quei tempi una rivoluzione, ma è sempre stato trattato dal Pd come il “cane in chiesa”- era stato dilapidato da Penati, definito da Maurizio Martina  “ il meglio di ciò che abbiamo”. Ambrosoli ha risalito la china: dimezza, portandola al 4,57% la differenza percentuale del 2005  fra Formigioni e Sarfatti (10.73%), mentre fra Penati e Formigoni, varà la pena ricordarlo, c’erano 23 punti percentuali di differenza.

Eppure non emerge una parola di autocritica. Un elemento utile a capire come ci si possa muovere per il futuro. Cinque anni di Maroni sono una pesante ipoteca. Perché “Maroni pur perdendo il 13% rispetto a Formigoni, con il 10% della sua lista personale azzera praticamente le perdite della Lega e scarica tutto il saldo negativo sulle spalle del Pdl che non a caso passa dal 31 al 16%”.

E se Antonio Padoa Schioppa scrive “La colpa inescusabile del PD è di non aver fatto nulla per riconquistare la Lombardia. Se non ripartirà da qui non vincerà mai”, ci saranno pur delle ragioni. C’è una classe dirigente del partito che da troppo tempo fa scelte che si rivelano perdenti (Penati, Boeri, Ambrosoli) e non risponde di questi errori. Dalle sconfitte occorre trarre conseguenze. Almeno così si fa nei contesti seri.

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One Comment leave one →
  1. Il Metapapero permalink
    03/01/2013 10:34

    L’ha ribloggato su il mondo visto da un pennuto.

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