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L’importanza di chiamarsi …

02/11/2013

Chiara Di Domenico contro Giulia Ichino. La precaria che  sul palco del Pd denuncia la quotidiana fatica in un mondo del lavoro caratterizzato da tutele e diritti differenti fra chi ha un impiego stabile e chi ha un impiego flessibile, così flessibile che pure i diritti perdono valore, è stata trasformata  in una sorta di Kramer contro Kramer, personalizzata nella contrapposizione classista fra la figlia di Ichino e la figlia di Di Domenico. Quanto la trama relazionale pesi e rivesta un ruolo  significativamente diverso è un dato innegabile, ma non è colpa di Giulia, quanto di chi ha fatto in modo che nel mercato del lavoro la precarietà diventasse il solo orizzonte praticabile ed accettabile. E quindi della politica, dove da troppi anni si è pensato che il nostro paese potesse svilupparsi solo come sistema precario e privo di regole.

Di quella politica Chiara avrebbe dovuto rifiutare l’abbraccio, perché anche la politica si nutre delle stesse regole che ha denunciato nel suo intervento. Come se nelle liste liste del Pd non ci fossero comunque il figlio di e la moglie di (Matteo Colaninno, ricandidato, e Fabrizia Giuliani, moglie di Claudio Mancini, ex assessore del Lazio non ricandidato).

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