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Il Patto Civico e la preminenza delle istituzioni

11/19/2012

E’ bastato cambiare poco: con un’inversione di posizione, la regione Lombardia formato urna diventa laterale, lo sfondo da arancione trascolora in verde e si perde contenuto “Idee e persone per il cambiamento”, le “Primarie in Lombardia” diventano il “Patto civico per la Lombardia” che nasce dall’incontro di donne e uomini con esperienze politiche, civiche e sociali che vogliono dare vita insieme ad un progetto di cambiamento della Regione. Dopo un lungo ciclo politico, dominato da Pdl e Lega, ci interessa aprire una stagione di rinnovamento nel segno dell’equita’, della legalità, dell’efficienza e della solidarietà.

Un po’ poco e davvero vago per dare il senso di quella novità che erompe e dà il segnale del cambiamento. L’unico documento presente è il Manifesto per la Lombardia, che è poi lo stesso Manifesto per la nuova Lombardia alla base del Patto Civico per il cambiamento con il quale ai segretari regionali del Pd Maurizio Martina, dell’Idv Sergio Piffari e di Sel Franco Bordo avevano presentato il 2 novembre le primarie.

E’ cambiato il Comitato promotore di questo patto civico, ai tre partiti  si è sostituito un più nutrito parterre composto da 31 componenti: molto corretto quanto a parità di genere, 58 a 42 le percentuali di uomini e donne; 35% di componente “istituzionale”, vale a dire eletti nelle istituzioni, molti con cariche monocratiche, 55% di componente “civica”, persone e/o rappresentanti dell’associazionismo impegnato nella sfera sociale, un 10% incertae sedis (Piero Bassetti, Nando Dalla Chiesa, Pia Locatelli).

Dato un beneficio di fiducia per la rappresentanza civica (anche se pende la solita domanda: chi di noi l’ha scelta? sembrano più una nuova puntata del veltronismo usato per le candidature delle politiche del 2008 che aveva voluto l’operaio, l’industriale, il professore amico del principe, la giovane), è la componente istituzionale quella che appare inopportuna. Sono stati chiamati in gioco alcuni sindaci, meglio quei sindaci eletti grazie ad un patto coalizionale ampio, che ha più o meno  esteso ai comitati civici la partecipazione. Il problema che rimane colpevolmente e consapevolmente ignorato è che un sindaco governa in nome di tutti i suoi concittadini, anche di quelli che non lo hanno eletto. E che questi sindaci e cariche istituzionali prendano “parte” per una componente dello schieramento elettorale significa tradire il loro mandato istituzionale. La pulizia che tanto vorrebbe rifondare il nuovo Patto Civico dovrebbe tener conto  della preminenza delle istituzioni pubbliche come prima regola di buona politica.

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