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Non si uccidono così anche i cavalli

11/15/2012

Umberto Ambrosoli, candidato alla presidenza della regione Lombardia che sinora si era espresso solo per dinieghi e poi ripensamenti e comunicati stampa criptici, si concede diverse interviste. In televisione stamani con Corradino Mineo di Rainew24, ieri sera al Tg3 regionale, sul Corriere a Elisabetta Soglio.

Inizia così a raccontare il suo progetto e raccontarsi direttamente: molto ingessata l’intervista al Tg3, tutta centrata sul contesto lombardo, più rilassata quella con Mineo dove i tempi allungati consentono digressioni su molti argomenti. Ha una precisa idea di discontinuità con la gestione di Formigoni (ci mancherebbe!), posizioni nette sul rispetto della legge (cita come esempio l’impossibilità dell’applicazione della legge 194 in molti ospedali lombardi a causa dell’obiezione di molti medici, una legge dello Stato deve venire applicata sempre in tutti i contesti), apprezza Pisapia per la sua capacità di costruire dialogo e per aver portato all’ordine del giorno la discussione sull’infiltrazione della criminalità organizzata a Milano, riconosce che la crisi economica ha esasperato le condizioni delle famiglie più deboli e che i provvedimenti economici sono stati poco attenti a salvaguardare i profili più esposti, l’Europa rimane il grande orizzonte di riferimento, anche per uscire dalla crisi. Infine alla domanda di Mineo se ci saranno le primarie risponde:  Mi auguro proprio di sì, la condizione che ho posto ai partiti e che hanno accettato e che debbano essere “civiche”.

Primarie civiche, insomma?
«Avevamo chiesto fin da subito al mondo civico di indire un processo di selezione, anche perché questa è una sfida che è opportuno il centrosinistra lanci al centrodestra, dove ci sono liste civiche guidate da esponenti di partito ancora in carica o da personalità la cui componente civica è tutta da scoprire».

E qui nell’intervista di Elisabetta Soglio il candidato non è più solo, parla al plurale. Ma non racconta chi ci sia insieme a lui, o dietro di lui, se non un vago riferimento dato a Mineo al mondo dell’associazionismo civico. Che detta così non significa nulla o, meglio, significa rifugiarsi dietro una comoda maschera, perché al momento non si percepisce questa mobilitazione civile di associazioni e movimenti al suo fianco uniti. Racconta a Soglio di aver avuto la proposta da  cui si era inizialmente sottratto da Giuliano Pisapia (dopo un’idea di Enrico Letta), ma  “travolto letteralmente da mail, lettere, messaggi” si è convinto ad accettare la candidatura, anche pensando ai suoi figli.

Se il tocco della retorica scaldacuori sui figli se lo poteva risparmiare, la storia di chi si candida “perché me lo hanno chiesto in tanti” è l’argomento che usano tutti i politici di professione. Certo parla del bene comune e dell’impegno come elementi cruciali di riferimento, ma la questione che rimane sospesa è chi ha deciso che sia proprio lui ad incarnare il prototipo del candicato civico per eccellenza. Ha imposto ai partiti il “pacchetto Umberto Ambrosoli”: una squadra, un programma su cui vincolare i partiti e una autonomia alla ricerca della massima trasversalità possibile, anche se fa il bel gesto di riconoscere che esistono in campo altre candidature sulle quali aspica che il comitato civico possa esprimersi in senso favorevole rispetto alle firme già raccolte.

Già il comitato civico: «In attesa dell’avvio dei lavori del nascente Comitato promotore del Patto civico per la Lombardia, le forze politiche promotrici delle primarie regionali di centrosinistra informano che le nuove regole, di cui si doterà il Patto, assicureranno validità anche ai requisiti sino a ora richiesti ed eventualmente conseguiti per la presentazione delle candidature». Perché i partiti, Pd in testa, seguito da Sel e Idv, ora che la strada è stata tracciata, e pur con qualche dubbio che resiste, si stanno mettendo al servizio del progetto di consultazioni civiche: ferma la data del 15 dicembre, dovranno indicare anche loro quali persone, una ventina in tutto, faranno parte del Comitato promotore. Di certo ci saranno alcuni sindaci lombardi eletti con liste civiche, e qualcuno ha pensato che potrebbe farne parte, eventualmente, il sindaco Giuliano Pisapia.

Dunque un parterre di ottimati scelti non si sa da chi. Meglio, un tavolo non diverso da quelli che abbiamo conosciuto sinora: un tanto di partiti, un tanto di società civile, pure poco mascherata da civile.  Per non dire del corto cuircuito lessicale delle “primarie civiche”: le primarie sono di per sé un istituto di partecipazione che sposta la selezione delle candidature da un ambito di pochi a quello aperto delle cittadinanza.

Sull’inadeguatezza dei partiti a presentarsi in questo momento all’elettorato come opzione credibile, ammessa senza reticenze anche dal segretario del Pd Maurizio Martina nella direzione regionale di martedì che ha confermato il suo impegno per il patto civico e guarda ad Ambrosoli come l’elemento che può costituirne il salto di qualità, non c’è bisogno di spendere una parola. Ma è altrettanto inquietante il deficit di democrazia che emerge da un “comitato civico” i cui referenti non sono direttamente  i cittadini o i potenziali elettori delle primarie, ma alcuni soggetti che si siedono al tavolo sulla base  di una rappresentanza della sfera civile che nessuno di noi ha gli ha conferito. Possono, nella migliore delle ipotesi rappresentare una fetta o  uno spicchio del composito mondo civile, nella peggiore interessi partigiani.

E infine, ma non ultima c’è una civiltà delle relazioni che va salvaguardata. Ci sono in campo altri candidati che, secondo le regole, hanno già raccolto le firme necessarie alle candidature e che sono stati liquidati con un semplice e cinico apprezzamento delle qualità delle figure disponibili all’impegno diretto.

Così è persino troppo generosa l’eleganza con cui Fabio Pizzul, sia in direzione regionale che nel post del suo blog, dichiara di restare disponibile perché a suo avviso la palma della rappresentanza del civismo non è ascrivibile ad una sola persona, ed è ammiravole la tenacia di Alessandra Kustermann che ha raccolto le firme necessarie e non si ritira perché rappresenta le persone qualunque dal momento che dietro di lei non si è speso nessun rappresentante del partito.

Non si uccidono così anche i cavalli.

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One Comment leave one →
  1. filo permalink
    11/15/2012 17:11

    bene, dopo il celeste la lombardia avrà l’angelo gabriele.

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