Vai al contenuto

Cambio stagione e statuto

10/05/2012

Cambiare le regole in corsa non si fa. Non vale.

Se le regole sono cattive, vanno modificate, per tempo.

C’è del marcio in tutta questa faccenda delle primarie, dove un po’ di ragione – poca – ce l’hanno tutti insieme a molti scheletri. A Matteo Renzi fa comodo giocare con le vecchie regole di partecipazione alle primarie, non potrebbe neppure farlo se seguisse la norma dello statuto che impone come candidato il segretario del partito. Pierluigi Bersani, consapevole che in ballo c’era la leadership del partito l’ha messa in palio, ma vorrebbe rendere più complicata la partita della premiership. E’ così il frutto avvelenato voluto fortemente  da Valter Veltroni nello statuto, vale a dire la coincidenza della carica di segretario con quella di candidato alla presidenza del consiglio, sta dimostrando tutta la sua capacità distruttiva.

A nulla erano valsi a suo tempo i tentativi in commisione statuto i tentativi di convincere i consiglieri del principe (Stefano Ceccanti e Salvatore Vassallo, entrambi nominati poi parlamentari) a svincolarsi dal modello vuole che il capo del partito ed il capo del governo coincidano. Di diretta derivazione leninista è stato via via assunto anche in contesti democratrici (come in Inghilterra) per la sua gran efficacia in termini di conquista del consenso  e controllo del potere.

Dividere l’ambito di partito da quello delle istituzioni dovrebbe essere invece una delle regole di buona politica, mescolarli significa contaminare con interessi di parte ciò che dovrebbe invece garantire solo interessi comuni.

Pierluigi Bersani, rinunciando alla sua automatica candidatura, ha messo in discussione il principio voluto da Veltroni nello statuto, uno stravolgimento complessivo di tutto l’impianto su cui sinora si era basato il Pd. Il vero rottamatore è lui, non Renzi.

Domani l’assemblea nazionale sarà chiamata a modificare lo statuto. Ma le stesse modalità e procedure di voto si prestano a recriminazioni, perché non esiste un regolamento dell’assemblea cui far riferimento. Sinora le votazioni sono state pletoriche, quando si votavano le mozioni del segretario o del tutto prive di riscontri formali, le poche volte che si sono votate mozioni che arrivavano dai partecipanti. E quest’assenza di regole – comune anche ad altri contesti (ad esempio in direzione regionale lombarda da anni chiedo, senza esito, il regolamento) e sintomatica dell’anomia complessiva del partito – che farà il gioco del più furbo e scaltro. La gestione dell’assemblea sarà un ottimo indicatore per i prossimi mesi. I protagonisti ed i risultati di sabato condizioneranno il futuro del Pd.

Annunci
No comments yet

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: