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In civile sciopero

10/03/2012

Grande caos ieri a Milano sulla linea 1. Come sempre quando i treni della Metropolitana debbono reggere molti più passeggeri del solito: accade nei giorni di sciopero in corrispondenza delle fasce orarie di garanzia, ma pure quando nevica o quando c’è un qualsiasi evento che blocca il traffico di superficie. Centinaia di persone non trovano posto nelle carrozze, calca indescrivibile, malori, ritardi, gestione affannosa e spesso vessatoria da parte del personale ATM. Episodi che dimostrano l’insufficienza della rete metropolitana cittadina, in equilibrio instabile già tutti i giorni (chiedetelo a chi prende i treni la mattina per andare al lavoro), collassa ogni volta che per qualche motivo aumenta il numero di passeggeri.

Si vorrebbe ridurre il traffico delle auto, ma se non si rende efficiente ed umano l’utilizzo della metro non accadrà mai. Così prendersela con lo sciopero dei mezzi pubblici appare troppo facile. Si è arrivati ad invocare la civiltà del Paese, come se non accadesse in tutto il mondo che durante uno sciopero quelli che fanno le spese dei disservizi sono sempre gli utenti. Provate a chiedere ai francesi, cinque giorni di sciopero generale per protestare contro le riforme di Sarkozy, un intero paese bloccato, code interminabili di giorni sulle autostrade. Però la Francia passa per un paese civile. Provate a chiedere ai tedeschi bloccati all’aeroporto di Francoforte per lo sciopero del personale della Lufthansa.

I fatti di Milano sono stati la conseguenza – prevedibile – dell’agitazione. Se una persona ha un malore per l’eccessivo affollamento della carrozza, il treno si blocca e poi dietro di lui se ne devono arrestare altri tre, è una situazione di rischio in fondo prevedibile o almeno da prevedere. Che i passeggeri si siano riversati fuori delle carrozze allarmati per il precedente di un incidente di pochi giorni prima e per timore di perdere l’ultima corsa utile prima dello sciopero, forse era meno prevedibile, ma un piano dei rischi dovrebbe tener conto anche eventi di questo tipo. Invece non si è avuta la capacità previsionale della potenziale emergenza da gestire in un giorno che si poteva facilmente immaginare  difficile. Più che appellarsi alla civiltà del Paese, occorre pretendere piani di rischio all’altezza delle emergenze insieme al potenziamento di linee e corse.

Le modalità relative alle rivendicazioni del personale del trasporto pubblico devono tener conto anche dei diritti dei passeggeri, ma non possono coprire le lacune organizzative e l’insufficienza strutturale della rete e dei mezzi. Il piano per la mobilità nazionale dovrebbe essere una delle priorità del governo, avrebbe pure ricadute significative sul lavoro. Certo ci vogliono investimenti, pubblici. Ma occorrerà pure scommettere sulla ripresa del nostro Paese, oltre che sulla sua civiltà.

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One Comment leave one →
  1. 10/03/2012 08:42

    Ahimè, questo è il paese dove si fanno le metropolitane che passano a 1 km dagli ospedali (es. San Paolo) probabilmente per fare un favore agli amici costruttori. Metro viola che va a San Siro: solo per i tifosi la domenica. Dovrebbero pagarlo Moratti e Silvio e invece paghiamo noi….

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