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Nel baratro

04/20/2012

« Perché siamo accerchiati da pulsioni rozze contro la politica e al tempo stesso da un’incapacità dei partiti di rinnovarsi?»

… Forse su un nodo occorrerebbe riflettere meglio: nel crollo della “prima Repubblica” rappresentanze consistenti di una parte della “società civile”, per dir così, entrarono impetuosamente nelle istituzioni e nella politica sotto le insegne della Lega Nord e di Forza Italia. Vi portarono umori che si erano consolidati negli anni Ottanta: dalla diffidenza, se non ostilità, nei confronti dello Stato sino alle più differenti pulsioni ad una ascesa individuale sprezzante di ogni vincolo, incurante del bene comune. E fecero ampiamente e amaramente rimpiangere il personale politico precedente.

Poco spazio trovarono invece altre parti della società, a partire da quelle che avevano il loro riferimento nelle culture riformatrici, nel rispetto delle regole e dei valori collettivi:e così, mentre le file del centrodestra si gonfiavano di animal spirits limacciosi e di rappresentanze talora impresentabili, il centrosinistra vedeva progressivamente isterilirsi il proprio ceto politico e le proprie dinamiche interne. Vedeva progressivamente indebolirsi – o meglio, contribuiva colpevolmente a dissipare – quelle forme più ampie di partecipazione che la costruzione stessa dell’Ulivo avrebbe potuto e voluto alimentare.

Sin dal suo inizio in realtà, in un seminario convocato a Gargonza per rilanciare quella ispirazione e quelle aperture, l’allora segretario del Pds Massimo D’Alema vi contrapponeva una superiorità dei partiti che largamente prescindeva dalla loro profonda crisi (Umberto Eco lo ha ricordato di recente in modo graffiante). Alla caduta del primo governo Prodi la chiusura in sé di partiti rissosi e divisi diventò dominante e portò al tracollo. Portò poi a guardare con perenne fastidio la ripresa di iniziativa della società civile: dal movimento dei girotondi sino alla “lezione non raccolta” del pronunciamento referendario e delle elezioni amministrative della primavera scorsa.
Ha origine anche qui l’incapacità di contrastare adeguatamente il degrado complessivo e al tempo stesso di combattere i crescenti e multiformi sussulti distruttivi di oggi, privi sia dei miti identitari leghisti sia dell’illusionismo miracolistico del Cavaliere delle origini. Alimentati più trasversalmente che in passato da una politica che non ha saputo evitare al Paese il disastro attuale e non ha molti titoli per giustificare gli enormi flussi di denaro pubblico percepiti contro la volontà referendaria.

Una politica, soprattutto, che appare drammaticamente incapace di trovare in sé le forze per invertire la tendenza, unica via possibile per evitare il baratro. La speranza è l’ultima a morire ma il baratro sembra spaventosamente vicino.

Edmondo Berselli, La Repubbica, 19 aprile 2012

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2 commenti leave one →
  1. Ferdinando Mandara permalink
    06/05/2012 10:51

    Come fa ad essere un articolo del 19 aprile 2012, dato che Berselli è morto nel 2010?
    A meno che non sia una citazione.

    • jasminelm permalink*
      06/05/2012 11:30

      è stato ripubblicato proprio per ricordare l’anniversario della sua morte.

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