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Pisa: a ciascuno la sua Ikea

02/01/2012

Accade che il presidente della Commissione Europea riporti il caso di un’azienda che impiega sei anni per ottenere il permesso per un nuovo punto vendita in un lembo di provincia toscana. Evidentemente Mikael Ohlsson, presidente e amministratore delegato di Ikea, deve essersi molto lamentato direttamente con Manoel Barroso di quei riottosi abitanti di Vecchiano che lo hanno costretto ad abbandonare il progetto di un mega insediamento sul loro territorio (400.000 mq) alle porte del parco di San Rossore (svincolo tra autostrada tirrenica e Firenze-Mare), ove il punto vendita Ikea era solo una parte della trasformazione immobiliare dell’area. Ma Barroso, invece che stigmatizzare i ritardi, dovrebbe render conto dei legami così stretti dimostrati fra un soggetto privato ed uno istituzionale.

Veniamo all’Ikea. Al diniego vecchianese ha posto rimedio il presidente della Toscana, Enrico Rossi  (“Su Pisa – ha detto Mikael Ohlsson – abbiamo trovato una soluzione alternativa grazie all’intervento del presidente della Regione Toscana e l’investimento si farà”) che evidentemente ha convinto il sindaco di Pisa e la sua giunta a concedere (8.11.2011) una variante di destinazione d’uso per l’area del parco urbano di Porta a mare. Le procedure per la verifica di compatibilità sono state deliberate  il 29.12.2011 e, al momento, non contengono analisi relative al danno ambientale di breve e lungo periodo, né ai costi che l’amministrazione comunale dovrà affrontare per ridisegnare le infrastrutture stradali di collegamento.

Nell’analisi dell’impatto socio-economico dell’apertura di un punto vendita Ikea si ricava che ci sarà una ricaduta occupazionale di 77,5 addetti (147,5 se si somma anche l’indotto) a fronte di numerosi ed onerosi interventi pubblici: una rotatoria per l’Ikea, una corsia specializzata in via Gargalone allo svincolo della superstrada, la riqualificazione dell’intersezione Aurelia-Darsena, l’adeguamento della corsia di accelerazione alla usci-ta Fi-Pi-Li per Livorno e altre sei rotatorie fra il ponte a Piglieri, via Livornese e via Moro, in via Andrea Pisano, in viale delle Cascine, al Ponte del Cep, fra via Livornese e via Pertini (vedi articolo di Candida Virgone, Il Tirreno, 04.01.2012).

Il Piano particolareggiato del parco urbano di  Porta a mare e dell’area per insediamenti per la cantieristica da diporto ed attività complementari, curato dal committente, evidenzia che la Valutazione d’Incidenza Ecologica viene esclusa per la variante di piano necessaria alla costruzione del punto vendita, così come non era prevista per Piano Attuativo originale. Elemento che la dice lunga sulla superficialità, inadeguatezza e persino indifferenza da parte degli enti locali per la pianificazione urbanistica e territoriale.

Quindi, nel giro di un anno i colori blu e giallo, simbolo dei capannoni Ikea e presi a prestito dalla bandiera svedese, saranno anche a Pisa. Un tempo, fine degli anni ’90, si trovavano solo alla periferia industriale delle grandi città del Nord, Torino e Milano, poi si sono diffusi in tutt’Italia, segno di un florido mercato in espansione anche nel nostro paese. Una formula vincente: design accattivante dei prodotti, riduzione all’osso dei costi delle materie prime, eliminazione della mediazione cliente/fornitore, alcuni accorgimenti di marketing aziendale legati al risparmio energetico ed alla compatibilità ambientale, sensibilità verso target mirati, ad esempio i bambini e pure i gay (ricordate la pubblicità: siamo aperti a tutte le famiglie?). Andare all’Ikea diventa un modo per passare il tempo, ci trovi il ristorante, il bar, lo spazio per far giocare i bambini e all’uscita pure i volontari delle ONG per qualche buona causa. Come gli outlet, segnano una precisa evoluzione sociologica: “la possibilità di attirare clienti fino ad elevate distanze deriva dal fatto che la visita ad un factory outlet è anche percepita come un modo per trascorrere una giornata, che spesso si conclude con acquisti non programmati”, scrive uno studio della Bocconi (Evoluzione della distribuzione commerciale: il factory outlet, Dedalo 2-2003). Giuseppe Genna (Dies Irae, Rizzoli 2006, pp. 574-576) in toni più crudi esprime la stessa idea: Rendere irrinunciabile ciò che può essere rinunciabile: sono le due cifre segrete imposte a chi deve uscire dal labirinto e a chi deve comprare. 

Per questo limitare lo studio degli effetti indotti dal nuovo punto vendita IKEA ai soli impatti sul sistema della mobilità urbana o su quello economico è davvero miope. Le relazioni fra territorio e società coinvolgono aspetti più profondi che vanno dalle modifiche ambientali – spesso irrimedibili – alla mutazione dei comportamenti collettivi, anch’essi non sempre indizio di evoluzione culturale, quanto figli di dinaniche indotte dall’eccessivo consumismo. Fare presto, eliminare pianificazione e controlli, specie in tempi di crisi economica, è il refrain costante; non si riflette abbastanza che non avere la misura – nel tempo – del consumo del territorio in termini di danni all’ambiente, alla salute ed al tessuto socio-culturale è un “crimine contro la società e non semplicemente una inadeguatezza del sistema pubblico“, come scrive Lilli Prina.

A ciascuno la sua Ikea, anche per Pisa. A meno di un modo diverso di intedere sviluppo e crescita.

5studio-sistema-mobilita-urbana

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One Comment leave one →
  1. marco1151 permalink
    02/18/2012 17:52

    Purtroppo devo convenire che, nella sostanza, il Presidente Barroso ha detto una sacrosanta verità ovvero: sei anni sono troppi sia per un si che per un no se uno vuole minimamente rapportarsi ad un paese moderno.
    Il mondo và avanti ed i tempi e le necessità del quotidiano, ovvero posti di Lavoro, non consentono a nessuno di cullarsi od arroccarsi su posizioni anacronistiche e di parte.
    Sempre nella stessa zona dove ora sorgerà l’IKEA e già oggetto del “Progetto Navicelli”, alcuni anni or sono, fu detto di no alla Siemens per un ampliamento della fabbrica adiacente alla SS1 Aurelia e relativo significativo incremento dei posti di lavoro (sempre fuori dall’area di rispetto del Parco).
    Speriamo che questo sia l’ultimo episodio ma i momenti che stiamo vivendo devono portare a decisioni realistiche e pragmatiche visto le continue difficoltà di inserimento nel mondo del lavoro che ha portato e porterà ad un maggior esodo dei giovani all’estero.

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