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Franti-Boeri

11/29/2011

« Il bene più prezioso è la collegialità del lavoro, collegialità che è stata infranta più volte da parte di un solo assessore. Tutti i componenti della Giunta hanno, infatti, riaffermato come sia assolutamente necessario lavorare con unità di intenti e spirito di coesione, elementi fondamentali per realizzare gli obiettivi dell’Amministrazione». Così scrive il sindaco di Milano sull’operato del suo assessore alla cultura ed Expo. Quindi in giunta c’è un solo ribelle solitario che rompe la collegialità deliberativa.
«E ha daccanto una faccia tosta e trista, uno che si chiama Franti, che fu già espulso da un’altra sezione». Come Franti, Boeri ha una bella faccia tosta: in effetti – anche in virtù di stile e ruolo professionale- l’architetto è abituato ad essere al centro e a richiamare l’attenzione, ma soprattutto ha l’ardire di denunciare sull’Expo l’appiattimento della giunta milanese sulle posizioni della Regione. Ma è solo il ribelle egocentrico, il battitore libero, l’insofferente visionario che non rende conto a nessuno contro il sindaco gentile abituato alla mediazione continua? A leggere le cronache emergono stucchevoli ritratti dei due personaggi, entrambi figli della ricca e colta borghesia milanese, impegnati in una sorta di lite fra adolescenti o in una bega coniugale sulla posizione del quadro da mettere in salotto (Il quarto stato di Pelizza da Volpedo).E invece il dissenso nasconde o, meglio, fa emergere ragioni di natura politica. Perché Boeri da tempo sottolinea che l’Expo è un regalo agli immobiliaristi. E che il reato d’opinione è difficile da gestire, anche da chi dovrebbe esserci abituato. Per questo Boeri, la cui candidatura ai tempi delle primarie ritenevo inopportuna, oggi ha la mia simpatia, perché come Franti ha il coraggio di rompere lo schema  «è vero del pari che tanto accumularsi di nefandezza è troppo wagneriano per essere normale, sfiora il titanico, deve avere un valore emblematico e riecheggiare un momento di civiltà».
«ma Franti dicono che non verrà più perché lo metteranno all’ergastolo». Per evitare l’ergastolo, oggi Boeri dichiara: “Chiedo scusa a Pisapia, voglio ancora cambiare Milano”, non è la pace, ma la resa. Ed il lungo silenzio con cui è stato accolto il comunicato del sindaco da parte del Pd – il partito di cui Boeri è capogruppo in comune ed era il candidato alle primarie – racconta esplicitamente il disagio del Pd per l’insofferenza di Boeri nei confronti della disciplina di partito.

Il dissidio Boeri-Pisapia è indizio di un conflitto fra diverse modalità di pensare le relazioni fra istituzioni e partiti, fra eletti ed elettori, espresso sicuramente ancora in modo confuso ed improprio fra le parti, ma presto torneremo ad occuparcene.

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  1. Paolo permalink
    11/29/2011 13:48

    Mah,Boeri mi sembra che ami fare un pò il Pierino della situazione: dovrebbe sapere che governare è mediare e accettare talvolta anche bocconi amari in contrasto con le nostre convinzioni. Si manda giù e si va avanti. E la collegialità in una squadra di governo della città è fondamentale.

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