Skip to content

Il crivello

07/29/2011

Più che tangenti all’elastico secondo la definizione sposata da Filippo Penati a proposito delle tangenti di Piero Di Caterina, si dovrebbe parlare di crivello. Uno strumento utilizzato per separare (anche il grano da loglio!) attraverso un movimento di andata e ritorno, come un pendolo che dopo essere partito ritorna indietro, ma che lascia sul tavolo la farina setacciata.
Non ci sono soltanto le dichiarazioni di imprenditori avversari politici che a distanza di tempo raccontano di aver pagato tangenti in cambio di concessioni, ciò che sta emergendo dall’inchiesta sull’area Falck è un quadro complessivo di relazioni opache fra sfera politica e mondo degli affari legate sempre a doppio filo. E pure uno stile che, al di là dei rilievi giudiziari, è dal punto di vista politico intollerabile.
Un presidente di provincia non incontra un imprenditore, che di lì a poco sarà protagonista di una scalata bancaria grazie ai proventi di una vendita azionaria proprio alla stessa provincia, in caffè romano, dovrebbe farlo in una sede istituzionale, raccontando poi in un comunicato stampa le ragioni dell’incontro.
Come nel movimento del crivello, ritornano nomi del passato: perché Bruno Binasco, manager della holding di Marcellino Gavio, già protagonista ai tempi di Mani Pulite, paga una caparra di due miliardi per un immobile non acquistato a Piero Di Caterina?
E i contratti per i lavori  inesistenti al Consorzio Cooperative Costruzioni? E l’associazione culturale Fare Metropoli, cos’è? perché il suo presidente Pietro Rossi è pure consigliere d’amministrazione della società Tangenziali Esterne di Milano Spa, grazie alla nomina da parte Milano Serravalle (quindi della provincia a i tempi di Penati)?
Troppi gli interrogativi che la l’alzata di voce di Pierluigi Bersani “Stop alla macchina del fango” non aiuta a fugare.  E pure i toni ed il linguaggio di Bersani appaiono fuori luogo, come fa notare Barbara Spinelli:

Non vedo alcuna differenza tra il linguaggio usato da Marina Berlusconi per minacciare Il Fatto Quotidiano e quello usato da Bersani per minacciare azioni giudiziarie contro i giornali che a suo dire lo attaccano. Che vuol dire ‘le critiche le accettiamo, le aggressioni no’? Che la stampa ha il diritto di criticare, ma senza fare riferimento alle gravissime imputazioni che pendono sul capo di alti esponenti del suo partito? …
Che significa class action? Che ogni singolo membro del partito si identifica col gruppo al punto che, se commette un reato, chiama tutti i membri del gruppo a risponderne? Che, se la magistratura indaga Pronzato o Penati, o se i giornali li criticano, questo è un attacco a tutto il partito, a tutti i dirigenti, a tutti i militanti, a tutti gli elettori? Linguaggio comunista e sostanza berlusconiana, così ha parlato ieri Bersani …
[Penati] ha detto che si dimetteva ‘per l’enorme risalto mediatico’ delle indagini a suo carico. Cioè: se tv e giornali ne avessero parlato un po’ meno, lui sarebbe rimasto al suo posto per qualche altro decennio? Come dire: ero nudo alla finestra coperto da una tenda, poi un soffio di vento l’ha spostata e ora mi tocca rivestirmi. Un atteggiamento molto grave nei confronti della stampa e della magistratura.

Più che querele, mi aspetto risposte alle domande.

Annunci
2 commenti leave one →
  1. jasminelm permalink*
    08/03/2011 08:58

    Non tutti, anche perché i soldi di cui parlano le inchieste sono ormai diventati un mare che, se agitato, finirà per bagnare tutti. Almeno tutti coloro che stanno in spiaggia a prendere il sole.

  2. 08/03/2011 07:59

    Tutta la cosiddetta classe politica, è fortemente insofferente alle critiche, in specie se provenienti dalla stampa. Lo è sia a livello nazionale sia a livello locale, con le debite proporzioni. Un esempio recente negativo l’abbiamo avuto nell’ultimo Consiglio Comunale a Cernusco. Passi (si fa per dire) per il Sindaco sempre più in trincea e insofferente. Non altrettanto per il Presidente del Consiglio Comunale troppo e quasi sempre in “punta di forchetta” (anche su altri argomenti) con le opposizioni, visto che la maggioranza non sa nemmeno cosa sia questo mezzo altamente democratico simbolo di attenzione e indipendenza intellettuale. Ma l’insofferenza o meglio, l’avversità alla critica, si manifesta non solo all’interno delle grandi “diocesi” ma dentro le stesse “parrocchiette” dove, il confronto, il problema, o solo l’idea di lesa maestà diventa “fango”. Qui non muore solo la politica, finisce la civiltà. L’esito sono i tanti troppi “orfani penatini”: l’ultimo “referente”. Ma questi “orfani” che idea di politica hanno/avevano? Che idea di critica-controllo hanno/avevano dopo la tragica tengentopoli? In cuor mio confido che il “fango” non ci sia davvero… anche se tutto lascia presagire il peggio. E stanno tutti zitti…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: