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Milano, questioni di forma

06/13/2011

Siamo al primo giorno di giunta Pisapia. Solo dopo i primi fatidici cento giorni potremo dare una valutazione di merito del lavoro svolto, oggi possiamo dare giudizi che attengono alla forma. Eppure siamo in un momento così delicato che le questioni di forma assumono un significato non solo procedurale, quanto sostanziale.
Le prime reazioni alle nomine di venerdì riguardavano il numero di donne in giunta, si diceva che il sindaco avesse mantenuto l’impegno preso in campagna elettorale per un esecutivo composto per metà di donne. E infatti le donne sono sei e con deleghe pesanti -urbanistica, area metropolitana, lavoro, lavori pubblici, mica la solita istruzione/famiglia/pari opportunità- su dodici assessori, più la vice sindaca. Però, perché parlare solo di promessa mantenuta e non di reale attuazione di una prassi di democrazia paritaria che dovrebbe informare tutti gli atti di chi riveste ruoli di rappresentanza? La rappresentanza paritaria di genere non è un pegno da pagare, ma la cifra della qualità democratica di chi la pratica. Quindi Giuliano Pisapia, da questo punto di vista, merita un bel voto.
Gli assessori sono nominati dal sindaco, la sua scelta risponde quindi ad un rapporto fiduciaro, che dovrebbe essere slegato o, almeno, non vincolato al peso del consenso elettorale, tant’è che se sono consiglieri si devono dimettere.
Così sono apparsi del tutto inopportuni i richiami dei giorni scorsi alla necessità di inserire in giunta i campioni delle preferenze. Anche in questo caso è prevalso il giudizio del sindaco sul peso elettorale. E d’altra parte una delle funzioni delle primarie è anche quella di sottrarre il candidato alla morsa dei partiti e quindi come ulteriore ricaduta positiva c’è una maggiore autonomia.
Sindaco così autonomo da designare ad un assessorato chiave come quello del bilancio Bruno Tabacci, in politica dal 1970, parlamentare alla quarta legislatura, eletto nel 2008 nell’Unione di Centro oggi nell’Alleanza per l’Italia e quindi esponente del terzo polo, nonché vicepresidente della commissione bilancio. Un politico di mestiere, che conosce bene la città ed i suoi problemi, di sicura competenza (è stato relatore della Legge finanziaria 1994 predisposta dal Governo Ciampi), ma che viene a cumulare incarichi esecutivi ed elettivi. E la mescolanza dell’ambito istituzionale con quello di partito non è una buona pratica politica. Anzi è proprio l’emblema della cattiva politica che Giuliano Pisapia dice di voler contrastare anche attraverso l’istituzione di un Garante comunale della Partecipazione, Trasparenza e Dibattito pubblico. Valerio Onida avrà subito da fare, anche perché il neo assessore si è affrettato a dichiarare che non vedeva alcun problema nel doppio incarico (accadeva anche con la giunta passata, sic!), anzi – in questo spalleggiato dalle dichiarazioni dello stesso sindaco – se mai, in virtù del suo ruolo in commissione bilancio, avrebbe avuto informazioni ed opportunità altrimenti più difficili da reperire e realizzare. In altri contesti si chiama insider trading, o se volete asimmetria informativa. Quindi nessuna discontinuità con il malcostume precedente.
Ma todo cambia (come canta Mercedes Sosa) e la cattiva politica non passa inosservata. Al montare delle polemiche, una prima pezza Tabacci ha cercato di piazzarla con la rinuncia allo stipendio di assessore e poi un commovente ”Andrei a Roma solo il martedì per il voto e mercoledì. Il resto del tempo lo passerò a Milano, anche il sabato mattina”. Insomma una tessera platino per il Fast Track del volo Milano-Roma. Ora però i partiti rialzano la testa e reclamano coerenza rispetto alla regola del rifiuto dei doppi incarichi, tanto che oggi Tabacci è costretto ad ammettere che valuterà il da farsi insieme al sindaco.
Dunque speriamo che assessore e sindaco si convincano che l’entratura romana non sia un buon viatico per una giunta che voglia fare innovazione rispetto alle cattiva pratiche politiche precedenti. Quanto ai partiti della coalizione (Idv, Pd), fanno bene a tenere il punto sul doppio incarico, ma la coerenza dovrebbe spingerli a richiedere il rispetto per questa norma per tutti e dappertutto. Aspettiamo pertanto ulteriori richieste di dimissioni su tutto il territorio nazionale.
Così come dovrebbe valere la regola del ricambio e del limite dei mandati. Daniela Benelli fa politica dagli anni ottanta, è stata già assessora in provincia per due mandati, sia pur non consecutivi. Le competenze e l’esperienza maturata si possono mettere al servizio delle istituzioni anche senza dover necessariamente ricoprire incarichi esecutivi.

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