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Un’Italia sobria, seria, severa

02/02/2011

C’erano tutti ieri alla commemorazione di Tommaso Padoa Schioppa, ministro dell’economia e delle Finanze con Romano Prodi. Il mondo della politica, dell’economia e della finanza, da Jean Claude Trichet a Giorgio Napolitano.

C’erano pure Romano Prodi (qui il link al suo discorso commemorativo dedicato a Padoa Schioppa) e Carlo Azeglio Ciampi. Penso allora a Ciampi ed alle sue parole proposito dell’immagine dell’Italia all’estero e del suo difficile ingresso nell’euro:

Un altro dei «convertiti» sarà Gerrit Zalm, ministro olandese, assai scettico sull’Italia. «Sulle posizioni negative del ministro del Tesoro olandese, altro carissimo amico» rievoca Ciampi «posso dire che pretendeva che gli consegnassi prima del 1° di maggio la finanziaria dell’anno successivo già approva-ta dal parlamento. A questa richiesta obiettai: “Guarda che mi chiedi una cosa impossibile”. Però anche per questo ostacolo trovammo la soluzione: decisi di anticipare il dpef. Facemmo un magnifico dpef, anche dal punto di vista editoriale, con illustrazioni e grafici a colori ben fatti, perché anche la presentazione conta. Alla fine convinsi il ministro Zalm a prendere in considerazione questo dpef presentato già a un ramo del parla-mento e approvato ín commissione. Lui allora lo sbandierò di fronte ai giornalisti e, prendendo la parola, lui che non conosceva la nostra lingua, alla riunione dell’Ecofin del 1° maggio, lesse una dichiarazione preparata in italiano per congratularsi con l’Italia. Subito dopo venne ad abbracciarmi. Lo stesso fece Theo Waigel che, poco prima, di fronte a qualcuno che ancora avanzava critiche e scetticismo sulla posizione italiana, disse: “Carlo non ci ha mai mentito, ha preso questo impegno e io gli credo”. Si alzò dalla sua poltroncina e venne da me per abbracciarmi. Sono abbracci che non dimenticherò mai. E proprio per questo soffro ora – come uomo delle istituzioni, come italiano, come europeo – nel vedere che è andato tradito l’impegno solenne che presi in Europa per conto della Repubblica italiana di mantenere l’avanzo primario, vale a dire il saldo tra entrate e uscite, escluse quelle per gli interessi sul debito pubblico, al 4,5%. La crisi certo ha sconvolto le politiche di bilancio pubblico, ma noi purtroppo avevamo già cominciato prima a ridurre quel margine virtuoso. Quello spirito solidale e di fiducia che si era creato in Europa verso la nostra nuova cultura della stabilità non meritava questo tradimento

da Non è il paese che sognavo, Carlo Azeglio Ciampi, Il Saggiatore. (il grassetto del testo riportato è mio)

 

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