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Il sindaco, la cucina e la Fiat

01/13/2011

Prima era una cucina, la più amata dagli italiani, ora le classifiche si occupano di sindaci ed il più amato è quello di Firenze. Lui sta con Marchionne, insieme a Sergio Chiamparino e Piero Fassino, rispettivamente sindaco e neocandidato a sindaco di Torino. Ma sono pure del Pd, partito che è favorevole al referendum imposto dalla Fiat a Mirafiori salvo poche, isolate, eccezioni.

L’intervista di Renzi sull’Unità mi irrita, parla della globalizzazione come Tremonti dei mostri che risorgono, cita la Fiat che investe in Brasile, ma non dice che la Fiat lo scorso anno in Brasile è cresciuta solo del 3.2%, mentre General Motors e Ford di più del 10% (760.494 di veicoli per la Fiat, tallonata da Volkswagen700.620 e GM con 657.706), segno di maggiore competività – pure in Brasile – dei modelli delle altre marche e che quindi la dichiarazione di Marchionne di vendere milioni di auto non si capisce proprio che fondamento abbia, se il mercato del Brasile, uno dei più promettenti nel mondo, è già in declino per la Fiat.

Sostiene Renzi che la Fiom non firma mai e non è vero. Soprattutto, visto che si fa intervistare, ci si aspetta che abbia delle prospettive da proporre, invece nulla, a parte accettare la globalizzazione come dato compiuto e schierarsi dalla parte degli innovatori.

Sarà che sono una metalmeccanica e quindi sto dalla parte sbagliata della storia e penso che il prossimo anno scade appunto il contratto dei metalmeccanici, rinnovato nel 2008 dopo un anno e mezzo di trattative e solo grazie al fatto che c’era ancora a mediare fra le parti Romano Prodi e Cesare Damiano come ministro del lavoro. Fu l’ultimo atto di quel governo. Il prossimo anno con Sacconi vedremo come andrà a finire perché quello su Mirafiori:

Non è uno strappo contingente alle regole. È uno tzunami, che scardina le basi stesse del sistema di relazioni industriali e, più in generale, del nostro ordine sociale e produttivo. (lo scrive Marco Revelli, bello il suo articolo).

Chi non l’ha capito o non lo denuncia deve però sapere che ha pure lui delle responsabilità in questa eversione continua del sistema di regole del nostro vivere sociale.

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