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Primarie a Madrid

10/07/2010

Ho sempre avuto un debole per José Luis (Zapatero), ma ogni tanto anche lui mi dà dei dispiaceri.

Non aveva sinora ancora commentato i risultati delle primarie del 3 ottobre di Madrid per la selezione del candidato alla presidenza della comunità di Madrid, dove ha vinto Tomás Gomez (segretario del Partito Socialista di Madrid) contro Trinidad Jiménez (ministra della Sanità).

Quest’estate Zapatero aveva indicato Trini come candidata fidandosi di un sondaggio che la vedeva come personaggio giusto da contrapporre alla presidenta Esperanza Aguirre del PP. Era favorita per la sua notorietà da ministra (e per i suoi tailleurs?), più probabilmente perché è sempre stata molto vicina all’entourage di ZP. Ma a Gomez non era andata giù quest’interferenza del segretario nazionale e, appellandosi allo statuto che prevede le primarie per le città di più di 50.000 abitanti, si era candidato anche lui.

E’ stata una campagna elettorale molto dura, con reciproche accuse di rappresentare i poteri forti o le baronie locali del partito, era in gioco anche la legittimazione di Zapatero per la sua sponsorizzazione esplicita di un candidato. C’è stata una partecipazione significativa alle primarie, l’ottantuno per cento degli aventi diritto, a Tomás Gómez è andato il 52% dei voti. I commenti a questo risultato hanno parlato di Davide contro Golia, il pesce piccolo che mangia il pesce grande, la base e l’apparato, gli indios e i capi, è iniziata l’era post Zapatero.

E finalmente ZP ha commentato: «chi vince è il migliore, chi vince lo merita».

L’abrasiva Maruja Torres oggi commenta che sarebbe stato molto meglio per lui dire: «mi sono sbagliato, scusatemi, mi dispiace», piuttosto che far finta con cinismo di riconoscere la sovranità della militanza.

Rimane però il problema della perdita di legittimazione di Zapatero: la sua popolarità è ai minimi, per la grave situazione economica della Spagna e gli impopolari provvedimenti anticrisi adottati dal suo governo, però è ancora il candidato del PSOE per le prossime elezioni, perché lo statuto del PSOE non prevede limiti di mandato. Non è vero che il potere logora chi non ce l’ha, una norma che impone il ricambio avrebbe costretto il PSOE a cercare le condizioni per un’alternanza. Inoltre ZP è anche il segretario del PSOE e quindi soggetto alle ripercussioni che le vicende interne del partito hanno sul governo.

Ci sono quindi due regole di buona politica da rispettare: il limite dei mandati e la separazione fra l’ambito del partito e quello delle istituzioni.

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