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Che Croce il paesaggio!

09/01/2010

Fra i miei penati – che ho deciso di mettere insieme come forma di resistenza personale alla cancellazione della cultura – c’è in prima fila Salvatore Settis. Con grande efficacia ricostruisce l’evoluzione storica della cultura della tutela del paesaggio come bene comune, che fu una conquista culturale e politica di una classe dirigente del passato (soprattutto degli inizi del secolo scorso) che si preoccupava di realizzare strumenti normativi e regolativi per definire e tutelare la preminenza comune di alcuni beni, fra questi il territorio.

Era il 1922, Benedetto Croce nella relazione alla sua legge istitutiva sulla tutela del paesaggio scriveva: «difendere e mettere in valore le maggiori bellezze d’Italia, naturali e artistiche» risponde ad «alte ragioni morali e non meno importanti ragioni di pubblica economia». Definiva inoltre indispensabili le limitazioni alla proprietà privata introdotte dalle «servitù per pubblica utilità» sui beni pubblici destinati al godimento di tutti. Insomma un vero e pericoloso rivoluzionario.

Molto utile quindi la lezione di storia di Salvatore Settis, perché ci aiuta a valutare lo spessore dei politici in relazione alle azioni incidenti che mettono in essere e, soprattutto, che la difesa del territorio come bene comune all’interno di un contesto nazionale (e non locale!) deve essere ripresa e fatta propria come bandiera della nostra cultura politica. Altro che federalismo demaniale.

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