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Solstizio d’estate

06/21/2010

“Sei favorevole all’ipotesi d’accordo del 15 giugno 2010 sul progetto ‘Futura Panda’ a Pomigliano?”: è il quesito cui dovranno rispondere domani i 5200 dipendenti della Fiat. L’accordo richiede turni lavorativi serrati, restrizioni su permessi per malattia ed assenze per manifestazioni al fine di aumentare la produzione giornaliera a 4500 auto su una linea produttiva della Panda, che verrebbe trasferita dallo stabilimento in Polonia ove ora si trova.

La Fiat-Chrysler deve produrre sei milioni di auto l’anno per restare nell’olimpo dei grandi produttori, diceva Marchionne nel siglare l’intesa con la casa automobilistica americana. Ma il mercato assorbe sempre meno auto a causa della crisi generalizzata che ha ridotto i consumi. Lo stipendio di un operaio a Thychy è di 350 euro al mese, la Fiat per la costruzione dello stabilimento ha ricevuto contributi europei, perché dovrebbe trasferire la produzione a Pomigliano? Qual è il prezzo politico che paga e a chi?

La trama del ricatto è coperta dall’alibi della necessaria conservazione del posto di lavoro. Lì dove non c’è null’altro di cui vivere, rimane solo lo stabilimento dell’Alfasud voluto e finanziato dalla politica e dal clientelismo di ieri, che oggi i politici continuano a coprire. Nelle elezioni nel 2008 sono stati 1600 i giustificativi presentati per partecipare alle elezioni come scrutatore o rappresentante di lista. Di questi,  1200 sono stati rilasciati dal Pd, secondo quanto scrive Claudio Fava. Non ho trovato nessuna contestazione a questa denuncia, Marchionne attacca i sindacati per lo sciopero indetto nello stesso giorno della partita di calcio, ma non denuncia i politici che coprono gli assenteisti.

La Fiom non ci sta e denuncia l’accordo che viola i diritti. Ma secondo la vulgata dominante sarebbe la Fiat quella che fa gli interessi dei lavoratori, mentre gli altri sono assenteisti. Ci sarebbe pure il sugello democratico del referendum. L’appello al popolo è un classico: così vuole la maggioranza, anche se si calpestano le ragioni dei pochi ed i diritti di tutti. Gli istituti di partecipazione diretta (primarie e referendum) sono i primi a cadere sotto la deriva della demagogica, se non inquadrati in un  preciso contesto procedurale.

Uno sviluppo basato sulla crescente e indefinita produzione di auto e merci indipendentemente dalla loro effettiva utilità comunque non potrà durare.

Ma domani è un altro giorno, dopo il solstizio d’estate si allunga la notte.

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