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Procurato allarme

06/09/2010

Era il 31 marzo 2009: da mesi le scosse accompagnano gli aquilani, la tensione è alta, le scuole vengono chiuse, la commissione grandi rischi della Protezione Civile viene convocata a L’Aquila e si conclude con una conferenza stampa all’insegna della rassicurazione. Il 2 aprile viene dichiarato lo stato d’emergenza.  La preoccupazione cresce, eppure la risposta di esperti ed istituzioni è di stare tranquilli, lo sciame passerà. Il 6 aprile la scossa delle 3.32 fa 308 vittime.

Sono indegne le parole pronunciate da presidente del Consiglio Silvio Berlusconi sugli aquilani dopo gli avvisi di garanzia emessi dalla procura dell’Aquila  nei confronti dei vertici della commissione Grandi Rischi e dell’ex vice capo della Protezione civile a segfuito dell’inchiesta per il mancato allarme.

Il terremoto non si può prevedere, ma si possono dare molte indicazioni alla popolazione su come organizzarsi e, soprattutto, evitare aree ed edifici a rischio. L’amarezza degli aquilani prende alla gola, non chiedono vendetta, ma chiarezza. Giustino Parisse, il giornalista del Centro, che ha perso i due figli e il padre nel terremoto, firmatario dell’esposto alla procura, con nettezza chiarisce che quelle parole servono a depistare :

la storia è un po’ diversa. Ho già ricordato in altre occasioni la telefonata che feci, a fine marzo, all’assessore comunale alla protezione civile chiedendo che venisse convocata una conferenza stampa per spiegare agli aquilani dove sarebbero dovuti andare a rifugiarsi (intendevo spazi aperti) in caso di un forte sisma. Non si può fare, mi fu detto «creeremo allarme».

Molti hanno scritto e detto che la Protezione civile nel periodo dell’emergenza ha sospeso la democrazia. Ma a quel punto il danno era già fatto. Io ebbi l’impressione già nei giorni precedenti al sei aprile che sull’argomento terremoto i nostri amministratori non contassero molto e di fatto fossero prigionieri del “parere” degli esperti.

Io ho presentato l’esposto alla Procura della Repubblica con un solo obiettivo: che di quella incredibile riunione del 31 marzo 2009 si parli il più possibile in tv e sui giornali. Non per mandare al rogo qualcuno ma solo – e lo dico con amarezza – per evitare di ripetere in futuro l’errore. Quando si ha a che fare con la vita delle persone prima di sbagliare bisogna pensarci. Molto.

C’è un’Italia che trema, non solo a L’Aquila: trema perché la delegittimazione dell’azione della magistrazione la lascia nuda di fronte agli errori ed agli abusi del potere, senza strumenti di fronte alla sospensione della democrazia per l’emergenza. Ma trema anche chi ha paura dell’informazione. Trema e sparge accuse ignobili nei confronti degli aquilani, invece di difendere le vittime. Procurato allarme.

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