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L’importanza di chiamarsi Nic(k)

04/30/2010

Nick Clegg nell’appello di chiusura dell’ultimo dibattito televisivo svoltosi ieri a Birmingham: “… we do things differently this time, we can create a fairer, better Britain… This time, you can make the difference”.

Questa volta il tema centrale era l’economia: Gordon Brown ha cercato di promuovere il suo “usato sicuro” contro i tagli dei conservatori e l’incertezza dei LibDems (mi conoscete: non sono affabile, ma mi intendo di economia e l’ho dimostrato). David Cameron è perfetto: fronteggia questa volta con grande abilità  le telecamere (solo il mento un po’ lucido tradisce l’emozione) e si propone come alternativa per far ripartire l’economia riducendo deficit e tagliando le tasse e nell’appello finale il suo riferimento principale è alla famiglia, le tradizionali ricette dei conservatori.

Nick Clegg ha cercato di fare breccia incuneandosi come reale alternativa a due proposte politiche che governano la Bretannia da 70 anni, ma la sua propensione all’euro non è (ancora) popolare. Dal punto di vista dell’immagine è il più naturale, continua a chiamare gli interlocutori del pubblico per nome, è sempre un po’ spettinato e di tanto in tanto incespica nelle parole. Il suo è un appello al protagonismo civile, a scegliersi il futuro in cui credono veramente, senza lasciarsi influenzare. Ammette con umiltà che non può garantire la possibilità di risolvere a breve i problemi, ma che si impegna a lavorare duramente per una maggiore equità. La sua parola chiave è “fair”:  fairer taxes, fair start per la scuola, persino una fairer Britain.

Il suo programma sta tutto in quel “I believe in fairness“, che è anche un piccolo video animato che sintetizza con grande efficacia e poesia cosa hanno in mente i LibDems. C’è una forte analogia con il registro comunicativo che ha usato Nichi Vendola per la sua campagna elettorale in Puglia: slogan semplici, ma di grande suggestione, la poesia come chiave di interpretazione del mondo, icone ed immagini essenziali per concetti chiave. La semplicità esplicativa è un dono: dietro alla semplicità c’è sempre una grande cultura, perché implica conoscenza delle cose e capacità di sintesi. Il contrario della superficialità. Insomma Nick e Nichi si assomigliano: sono capaci di introdurre anche temi poco popolari perché credono che servano a rendere migliore la società. Buona fortuna Nick.

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