La ministra

Elsa Fornero riprende – giustamente – chi la chiama “la Fornero”, sottolineando come nessuno chiami il primo ministro “il Monti”. Finalmente qualcuno, anzi qualcuna, che si risente per quell’articolo messo davanti al cognome di una donna e la regola vale per politiche, scienziate, artiste e tutto l’universo mondo da citare al femminile.
Però Fornero dovrebbe anche sottolineare la declinazione scorretta, sempre al maschile, del suo incarico: ovunque si legge il ministro Fornero, e vale anche per Paola Severino e Anna Maria Cancellieri, come se fossero uomini. Persino il portale istituzionale del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali riporta che la prof.ssa Elsa Fornero è Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali con delega alle Pari Opportunità.
Solo Paola Severino sul sito del Ministero della Giustizia è definita “ministra” ed ha una biografia declinata quasi tutta al femminile.
Quindi c’è un gran lavoro di ripulitura da fare: i condizionamenti linguistici sono la spia esplicita di quanto la presenza femminile in Italia sia così poco significativa da renderne marginale persino l’identità corretta grammaticalmente. Spagnolo e portoghese, lingue anch’esse neolatine, declinano al femminile i ruoli femminili, anche l’italiano avrebbe tutti i possibili vocaboli, utilizzati però pochissimo nella lingua parlata e scritta. La precisione del linguaggio, diceva Arendt (Hannah), è essenziale ad eliminare le scorie, anche quelle sessiste, dei condizionamenti e dell’abitudine ai condizionamenti.
Quando era ministro, Maroni era solo Maroni.
Sono pienamente d’accordo con l’appunto sull’articolo che precede il cognome dei ministri donne, anche se concordo sulla formula : “signora Fornero, ministro per….” in quanto il titolo dovrebbe essere considerato neutro (alla latina).
se decliniamo al femminile molti termini, ad esempio maestra che deriva da magister, perché non usare anche ministra (da minister)?