Walter Bonatti, la solitudine dell’etica
“Ci siamo salvati soltanto noi che eravamo attesi da una donna” così rievocava Walter Bonatti la terribile tragedia del Pilone Centrale del Freney.
Chissà quante volte avrà pensato a questa frase Rossana Podestà, mentre non la lasciavano entrare nella sala rianimazione perché non era la moglie ma solo la compagna di Walter Bonatti, l’uomo con cui aveva vissuto insieme per decenni. Loro, che si erano cercati e scelti per stare insieme, sono rimasti soli nell’ultimo viaggio.
«Bonatti era capace di una grandezza e di una coerenza sconosciute ai nostri giorni…» racconta Erri De Luca, coerenza che ha condiviso con la sua compagna. Coerenza che ha pagato per molti anni con una grande e amara solitudine.
La grandezza di Walter non sta nel mito delle sue imprese alpinistiche, uniche e grandiose per le difficoltà affrontate, o nei suoi reportage dagli angoli più sconosciuti del mondo, dalla Terra del Fuoco all’Antartide, dall’Africa Centrale all’Australia a Capo Horn. Walter Bonatti non era il mito, ma la rivelazione del mito. La sua narrazione, che unisce il racconto delle “sue montagne” e la testimonianza sui luoghi del nostro mondo, è la rivelazione che i confini esistono per essere superati e che nel senso del limite sta la dimensione della nostra esistenza.